Un buon caffè, meglio tre, fa bene pure alla prostata
di Francesca Morelli

Adriana Guidi (Los Angeles – Contemporary) – After dinner coffee
Almeno tre caffè al giorno, espresso o moka, potrebbero aiutare a prevenire il tumore della prostata, abbassando il rischio di malattia anche oltre il 50%. Sono i risultati di uno studio su assidui bevitori della ‘tazzulella’, nell’ambito del progetto ‘Moli-sani’, condotto dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’Irccss Neuromed di Pozzilli, in Molise, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista International Journal of Cancer.
Dunque si allungherebbe così la lista dei benefici anti-cancro del caffè che avrebbe già confermato la sua efficacia nel combattere alcune forme di tumore, in particolare del colon, secondo lo studio americano della University of Southern California, pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, e del fegato come attesterebbe invece una ricerca italiana dell’Istituto Farmacologico Mario Negri di Milano. E poiché non c’è due senza tre, ecco affacciarsi potenziali benefici del caffè anche contro una delle forma tumorali maschili più diffuse: il cancro alla prostata. I numeri non dovrebbero tradire l’ipotesi poiché la ricerca è stata sviluppata coinvolgendo all’incirca 7 mila molisani di età superiore ai 50 anni, bevitori di caffè, monitorati per un periodo medio di 5 anni, durante il quale sono state osservati 100 nuovi casi di tumore della prostata, 8 di metastasi e 6 di metastasi regionali.
Il caffè aveva un’altra particolarità: era rigorosamente preparato all’italiana, dunque con la pressione alta, acqua bollente e nessun filtro. Sarebbe questo fattore, insieme alla presenza di caffeina, a fare la differenza sullo sviluppo di tumore della prostata: infatti dallo studio emergerebbe che il potere preventivo contro il tumore prostatico sia associabile proprio alla quantità di caffè consumato, alla caffeina e non ad altre componenti contenute nel caffè, e alla modalità di preparazione che potenzierebbe la concentrazione e l’efficacia delle sostanze bioattive presenti nella caffeina, diversamente da quando accade nella metodica utilizzata in altri paesi del mondo. Non a caso il maggior numero di eventi negativi nel corso dello studio erano stati registrati fra ‘ridotti’ bevitori di caffè preparato al bar e/o con minore introito di caffeina quotidiana.
La riprova sarebbe scientifica, emersa sia dalla popolazione presa in esame – «Analizzando le abitudini dei partecipanti riguardo al consumo di caffè, ha affermato George Pounis, ricercatore greco all’Istituto di Pozzilli e primo autore del lavoro, e confrontandole con i casi di cancro alla prostata che si sono verificati nel periodo di tempo dello studio, abbiamo potuto osservare una considerevole riduzione del rischio, pari anche al 53% fra i bevitori di più di tre tazze al giorno » (sebbene vada ricordato di non superare le soglie raccomandate della 4 tazzine quotidiane per non incorrere in altri tipi di effetti avversi) – sia da ricerche di laboratorio.
La seconda parte dello studio si è infatti incentrata sull’analisi e l’azione di estratti di caffè, ovvero contenenti caffeina ma anche decaffeinati, su cellule tumorali prostatiche coltivate in provetta. I ricercatori hanno potuto così notare che il caffè ‘caffeinato’ era in grado di ridurre sensibilmente la crescita delle cellule cancerose ma anche la potenzialità di formazione di metastasi. Due eventi molto meno evidenti in estratti di caffè decaffeinati, a riprova che l’azione anti-cancro sarebbe propria della caffeina stessa.
Allora perché usare il condizionale nel descrivere tutte queste potenzialità del caffè ‘caffeinato’? Perché per ogni scoperta scientifica occorre andare coi pieni di piombo prima di dare conferma di certezza, e anche in questo caso sarà necessario ampliare ulteriormente lo studio (nonostante la già buona partecipazione di volontari) per arrivare a una ‘conclamazione certa’. Quello che ad oggi si consiglia è di bere un buon caffè, come è nel rispetto della tradizione italiane, e di farlo nelle quantità dovute e con i ‘bollori’ moderati. Sembra infatti che, stando a quanto riferito dall’Agenzia per la ricerca sul Cancro (Iarc) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, bere la tazzina fumante, con gradi pari o intorno ai 65 °, possa avere qualche potenziale effetto cancerogeno.

0 risposte a “Un buon caffè, meglio tre, fa bene pure alla prostata”
L’articolo è carino e in estate parlare di bevande è piacevole. Ricordo che esiste il caffè freddo e la stupenda granita di caffè.
Purtroppo tendo a diffidare di questi studi che tendopno a ribaltare le comuni conoscenze su cose che, guarda caso, sono prodotti di largo consumo su cui girano tanti soldi.
Il caffè ed il vino sono forse i due esempi migliori.
le contraddizioni arrivano dalle stesse fonti giornalistiche e temo siano dovuti alla bassa competenza dei giornalisti che non sanno leggere i report medici e forse nemmeno gli estratti.
Un esempio lo da un articolo sullo stesso tema del suo intervento presente su Repubblica WEB sezione salute di oggi:
http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2017/07/10/news/il_caffe_allunga_a_vita-170479223/
In questo articolo di dice chiaramente che :
“che non è la caffeina alla radice di questo presunto “effetto panacea” del caffè”
e anche
“Ipotizziamo quindi che siano le altre sostanze contenute nel caffè ad avere l’effetto salutare”
Che dire ?
il sospetto che siano in gran parte studi un po troppo sponsorizzati o che i giornalisti che veicolano le informazioni siano poco capaci deve restare
grazie comunque delle informazioni