Stop alla Fornero
di Maurizio Merlo

Norman Cornish (Spennymoor, Durham, UK, 1919 – 2014) – Three Miners
Continua strisciante in Italia la battaglia contro la legge Fornero, quella legge proposta e approvata in materia pensionistica nel 2011 sotto il governo Monti. Essa mise mano alle pensioni dei Cittadini per far cassa e salvare le finanze dello Stato, in un momento di pesante crisi economico-finanziaria.
Fu una legge ingiusta nei suoi effetti sociali e per molti aspetti sbagliata, assecondò infatti una logica perversa e inaccettabile, quella secondo cui nel rapporto triangolare Popolo – Stato membro – Unione Europea si possa legiferare con indifferenza contro il Popolo al fine di salvare l’appartenenza all’Europa.
Un passo indietro nel tempo per capire. Il nostro Paese, nel cedere sovranità all’Europa, aveva perso gli strumenti fondamentali del potere economico-finanziario statuale (il governo della moneta e l’autonomia delle politiche di bilancio). Questa cessione di poteri non aveva fatto i conti con un’Europa incapace di dotarsi di nuovi poteri centrali adeguati e sostitutivi, e fu in questo contesto che l’Italia non seppe aggredire, in tempo utile e fino in fondo, i veri nodi strutturali della sua crisi interna: la pesante evasione fiscale, connessa largamente alle residue complicità fra politica, malaffare, crimine.
Dentro questa incapacità, lo Stato italiano decise dunque di affrontare l’emergenza colpendo la parte sociale più debole o quella parte della società che all’improvviso finiva con il trovarsi tradita, defraudata, privata di tutele da quei poteri pubblici, al cui sistema si era affidata per naturale appartenenza civica, e al quale aveva versato nel tempo contributi pensionistici che diventarono improvvisamente la cassa per risollevare le sorti finanziarie del Paese.
Tutto questo, possiamo darlo per pacifico, è avvenuto con la legge Fornero e la reazione delle forze sociali, dei cittadini, dell’opinione pubblica fu virulenta.
Ma questa lotta oggi quanto è reale? Sono state approvate ben sei leggi di stabilità dal nostro Parlamento, fra poco verrà approvata la settima. Oggi gli effetti di quella legge sono in gran parte superati. Quel che resta da risolvere dei suoi effetti devastanti è in via di soluzione e appartiene ad un processo largamente avanzato.
Sì, è così. I correttivi introdotti nelle leggi di stabilità che si sono succedute, dal 2012 ad oggi, hanno cambiato strutturalmente il teatro di quel bombardamento al sistema pensionistico. Sono state realizzate 8 salvaguardie e salvati 153.000 esodati; è stata realizzata la cosiddetta opzione donna che prevede l’accesso anticipato alla pensione per 36.000 lavoratrici; è stato introdotto un criterio di flessibilità per i cosiddetti lavoratori precoci; insomma l’azione di destrutturazione è in gran parte compiuta ma, numeri alla mano, occorre un ultimo atto risolutore.
Se questo è vero, ed è vero, oggi la battaglia alla legge Fornero è utile in due direzioni, e va realizzata con provvedimenti indefettibili e improcrastinabili. Quali? Non abbassare la guardia sull’ultimo intervento necessario nell’approvanda legge di stabilità 2019; rendere l’Ape sociale (anticipo pensionistico INPS) strutturale; allargare il ventaglio dei lavori gravosi oltre le 15 categorie attuali per consentire l’accesso anticipato alla pensione; ipotizzare una nona salvaguardia che risolva definitivamente il tema degli esodati; continuare la sperimentazione di opzione donna; soprattutto tenere sempre presenti due principi in materia pensionistica: la flessibilità del sistema che consente più razionalità, minori oneri a carico delle Casse, più umanità nel governo dei processi di fuoriuscita dal mercato del lavoro; il riconoscimento che i lavori non sono tutti uguali e i meccanismi pensionistici vanno regolati con rispetto nei confronti di chi svolge mansioni più usuranti e meno gratificanti.
Poi si tratterà di creare nel Paese una nuova e trasversale cultura delle politiche economiche e finanziarie, che sappia recuperare un’idea compiuta di politica dei redditi, che non veda più ripetersi un crimine di Stato contro diritti acquisiti o ragionevolmente acquisibili dai Cittadini, che sappia salvare le finanze dello Stato per altre strade, più lungimiranti, più eque, lavorando ad un’Europa più razionale e solidale, capace di organizzazione i suoi poteri e le sue politiche.
Oggi tutto questo è affidato all’operatività della coalizione gialloverde, in Parlamento e nel Governo. Auguriamo che in dette sedi, il personale politico non soffra di nuovo di amnesia come è accaduto per i precedenti governi di Centrosinistra, che hanno impiegato molti anni a superare quelle grandi ingiustizie, tenendo ancor oggi aperte ferite senza la cui cura non sarà possibile affermare: la legge Fornero non c’è più!
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Grazie Maurizio per la tua analisi sistemica, semplice e comprensibile. Hai messo in fila, nell’ordine, che ritengo giusto, i problemi: in testa l’evasione fiscale, le carenti o assenti politiche della burocrazia europea per l’economia; poi il resto. L’evasione fiscale è endemica ed è collegata alla corruzione e alla criminalità: nessun governo ha agito in modo decisivo, peraltro la riduzione della criminalità organizzata è disattesa in tutto il mondo. Non vedo politiche di contrasto intelligenti, cioè in grado di ridurla: per ridurla si deve agire sul lungo termine con politiche che riguardano la scuola, la riduzione significativa delle diseguaglianze economiche tra cittadini, a livello internazionale e non solo nazionale, la eliminazione delle guerre; so bene che quest’ultimo punto sembra un’utopia, ma gli “umani” devono cominciare a capire che nelle prossime due o tre generazioni si gioca la sopravvivenza sulla Terra. Tutti sembrano dimenticare che l’inquinamento ambientale, unito alle nuove schiavitù globali, stanno attaccando le condizioni di sopravvivenza della società umana. Nel 1992, Rio de Janeiro, i “potenti” della Terra si accorgono del problema ambientale, che già dal 1970 ha superato le capacità della Terra di metabolizzare l’inquinamento…dal 1971 inizia il superamento delle “colonne d’Ercole”, che ci porterà nel 2018 ad avere bisogno di 1,5 pianeti Terra per sopportare l’inquinamento, ma di Terra ne abbiamo una.
Conclusione del mio ragionamento: dobbiamo adottare subito politiche che facciano evolvere gli umani verso comportamenti di lungo termine, che ripristino: equilibrio economico, emissioni compatibili con le capacità di “digestione” della Terra, equilibrio sociale, riduzione dell’accentramento delle ricchezze, valorizzazione dei “beni comuni”, nuovo modello di sviluppo che riduca l’uso delle risorse naturali della Terra e avvii un processo di rivoluzione del pensiero che ci porti verso consumi di beni immateriali. Resta aperto e non ho in mente alcuna soluzione, il problema demografico: siamo 7,6 miliardi; quando sono nato eravamo 2,5 miliardi, e nel 2100 ci aspettiamo 15 miliardi.
I problemi davanti a noi sono sfidanti, sembrano impossibili da risolvere, ma la speranza è sempre in noi. Come diceva Holderlin a fine settecento: ” LA’, dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva.”