Stiamo progettando a tavolino un futuro nero.
09/11/2013
Ci sono periodi in cui argomenti non attuali diventano ricorrenti. E’ iniziata una decina di giorni fa, mentre parlavo con una persona che sosteneva che io (22 anni, in prima linea da 7) faccio parte dell’ultima generazione di sistemisti che ha fatto in tempo a capire veramente come funzionano le cose. Qualche giorno dopo, per caso, l’argomento è riemerso con una seconda persona: diceva che, secondo lui, tra gli anni 80 e 90 è cambiato tutto, dalla modalità di pensare a quella di vivere. Vedeva una differenza enorme tra chi è nato nell’89 e chi, invece, nel 91.
Ieri, di nuovo: con alcuni amici si evidenziava che oggi, difficilmente, lo studente medio di una facoltà di informatica ha mai provato a giocare con la programmazione prima di averla studiata in università. Quando invece 10 anni fa a quel punto ci arrivava solo chi aveva passato l’infanzia a smontare computer.
E probabilmente è qui il problema. Chi nei 90 si iscriveva ad una facoltà universitaria, lo faceva sulla base di una passione, sulla base di qualcosa di già sviluppato e radicato. Non era una scelta libera, ma si veniva spinti da passioni. Per me è stato così: finito il liceo, non avevo tutto il ventaglio delle facoltà universitarie davanti. Avevo 2/3 alternative, tutte legate a quello che ormai facevo già da 3/4 anni: un qualche tipo di forza mi spingeva verso quella direzione, non sarei potuto andare altrimenti. Ho scelto Ing. delle Telecomunicazioni, avrei potuto scegliere Informatica, ma nient’altro.
Mi definiscono “una rara eccezione”. Oggi è cambiato tutto: 5 anni di liceo perchè “ti da buone basi” (di cosa?), poi, dopo un mesetto passato a sfogliare giornali e dopo aver verificato che l’IT è il settore con più futuro (per forza, cavolo, è il futuro), si compila l’iscrizione al Politecnico facendo la “X” su “Ingegneria Informatica” (delle Telecomunicazioni / Elettronica / dell’Automazione).
Ed è così che ci troviamo con studenti di informatica che davanti ad un PC aperto non sanno indicare la RAM. E’ così che mi trovo davanti a studenti di informatica / telecomunicazioni ai quali se chiedo “sapete cos’è il cloud computing?” rispondono “no, non abbiamo ancora fatto il corso”.
Perchè alla fine è così, senza passioni e con scelte fatte solo a tavolino e sulla base di dati oggettivi, possiamo diventare delle bravissime macchine, e basta.
E le macchine, ormai lo sappiamo, hanno bisogno di qualcuno che le gestisca, perchè sanno solo eseguire ordini.
