Popolo e élites

2–3 minuti

Popolo e élites

di Franco Morganti

Arthur Trevethin Nowell (South Wales, UK, 1862 – 1940) – Private View Day at the Royal Academy (1933)

Bene ha fatto Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, a qualificare la sua lotta come “lotta del popolo contro le élites”.

Ma qual è “il popolo” nella definizione di Salvini?

Credo che sia utile tornare all’indimenticato Tullio De Mauro che definiva “analfabeti funzionali” quell’insieme di persone (ben il 70% della popolazione, qualche anno fa, dunque a buon diritto “il popolo”) che non riescono a capire le istruzioni per l’uso di un farmaco, un’offerta di lavoro, le istruzioni per l’uso di un elettrodomestico, un articolo di giornale, a leggere un grafico, a decifrare un discorso pubblico.

Del resto solo il 40% della popolazione legge almeno un libro all’anno, quindi il 60% non ne legge alcuno. Questo è il popolo, che ha diritto di cittadinanza, per carità, ma non riesce certo a partecipare con pienezza alla vita associata.

A formare questo popolo ha contribuito molto la televisione commerciale: basta ascoltare un talk show per rendersi conto che l’applauso non scatta in genere per il contenuto del discorso, ma per il suo volume e lo stile perentorio di chi parla.

Le trasmissioni sulla cucina o in camera da letto con “Il grande fratello” hanno fatto il resto. La Rai si è subito associata imitando le tv commerciali.

Ma ora il colpo decisivo in questo senso è stato assestato dai social.

Mentre le televisione era one to many, cioè potevi solo ascoltare, coi social puoi intervenire e la tua platea è il mondo.

Chi ha familiarità con Facebook o con Twitter sa che gran parte del pubblico che interviene lo fa per dire cose molto elementari, cose da ignoranti funzionali, direbbe De Mauro.

Riprenderei ora il discorso che ho iniziato con un articolo intitolato “Il popolo non sta a sinistra”, che si rifaceva a una teoria della frammentazione della società attuale, del sociologo Emmanuel Todd.

Anziché dividersi in destra e sinistra, la società si divide in popolo e élites, dove per popolo vale la definizione data più sopra, derivata da De Mauro. Ora il popolo ha la sua rappresentanza politica in Salvini e Di Maio, mentre le élites sono alla ricerca di leaders che sappiano ritrovare l’antica virtù di Einaudi, di De Gasperi, di Ciampi e, più recentemente, di Draghi.

Solo che i numeri non giocano a favore, come suggeriscono i dati di De Mauro: non resta che lavorare sulla scuola e sulla cultura e aspettare che passi l’ubriacatura dei social.

Vent’anni? Forse qualcosa di meno.


0 risposte a “Popolo e élites”

  1. Franco,
    la disamina è estremamente interessante.
    Debbo però dissentire. Io non faccio parte del popolo così come descritto e classificato in quanto leggo e comprendo istruzioni elettrodomestici e annessi, ciò nonostante mi trovo concorde con molte delle asserzioni di Salvini che certamente in un modo nuovo ed a volte grezzo, esprime concetti che molta gente, trasversalmente, trova corretti.
    Sul modo possiamo dibattere anche se personalmente apprezzo anche quello essendo connotato da una chiarezza innovativa nel contesto fumoso dei politici vecchio stile, ma sui concetti, credo siano condivisi in modo molto allargato per non utilizzare il solito teorema della condivisione, termine che odio con tutto me stesso.
    E qui, credimi, porto pareri di appartenenti a quelli che chiami elites, con i quali preferisco accompagnarmi.
    Vero che a volte un concetto molto chiaro appare violento se esposto con la stessa chiarezza, ma meglio così che la solita torta farcita.
    dt

  2. Gentilissimo Franco,
    grazie per il suo interessante articolo che mi ha fatto riflettere a lungo circa la mia appartenenza.
    Infatti non rientro in nessuna delle due categorie da lei descritte, poiché come Davide sono in grado di comprendere “quasi” tutti i bugiardini e leporelli e leggo qualche libro in più della media nazionale.
    Sicuramente non appartengo a quell’élite che si crede superiore in nome di non so quale diritto divino e che sa sempre con certezza “benevola” quello che è giusto e quello che è sbagliato per tutti.
    Mi riferisco alle nuove politiche assurde e buoniste che si stanno scagliando contro Salvini anche sulla questione rom.
    Il censimento dei rom, leggi controllo degli abusivi e del rispetto della legge scolastica, non mi sembra una crudele invenzione di Salvini, ma un accorgimento legittimo per un controllo assolutamente imprescindibile e già stabilito da precedenti amministrazioni comunali e statali. Si ripresenta al solito l’eterno modo di vivere la politica in stile Inter-Milan o Roma-Lazio.

  3. Un pensiero flash stimolato dal suo piacevole intervento.
    Anche gli aristocratici francesi, acquartierati nella reggia di Versailles, “si sentivano l’elite” e non riuscirono a capire cosa volesse il popolo rivoluzionario. La vera domanda è : “ma essi ERANO ANCORA l’elite?”
    Nei secoli precedenti la rivoluzione francese, il popolo riconosceva agli aristocratici la posizione di elite perché quest’ultima li proteggeva da nemici e occupatori, amministrava e faceva giustizia, coltivava le arti, intermediava la relazione con Dio e, ultimo non per importanza, era depositaria del know-how tecnologico/produttivo. E, in cambio di ciò, il popolo era (abbastanza…) disposto a rispettare la loro autorità ed a versare loro la tassa.
    Non è che anche il Vecchio Continente e affetto dalla “sindrome Versailles”?

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