Per una giustizia minima
di Maurizio Merlo

Jennifer Owens (Irlanda, 1982 – ) – Discussion Developed (2008)
Un sogno fantapolitico, ma non troppo, al quale credo.
C’è in giro per il mondo tanta ingiustizia e qui da noi in Italia due politiche entrambe inadeguate.
Se i nostri governanti decidessero di affrontarla con concretezza e attualità, si potrebbe seguire una terza via alternativa. Si potrebbe, da una parte superare la politica dei due tempi, dove il secondo tempo non arriva mai, una via perversa che crede di costruire prima la crescita economica, poi la redistribuzione sociale; dall’altra, si potrebbe superare il demagogico assistenzialismo, che vede ad esempio il reddito di cittadinanza agganciato ad una ricerca del lavoro che non c’è, e non c’è non solo per l’oggi ma anche per il domani, in assenza di una strategia per la crescita economica, di un autentico piano industriale, di un coordinamento finalizzato a investimenti pubblici e privati, ad una più alta integrazione politica dell’Europa.
E qual è questa terza via?
Penso accanto alla politica per la crescita, ad una politica di giustizia minima, all’organizzazione di lavoro minimo coordinato dai poteri pubblici, che metta a lavorare centinaia di migliaia di povere persone, anche immigrati, sui territori, affidando funzioni essenziali affinché la giustizia, pur piccola e minima, sia per l’oggi e non per il domani. Alcune idee? Prestare assistenza ai bisognosi per strada, utilizzando tutti gli strumenti pubblici e caritatevoli a disposizione; pattugliare i territori in chiave anti-delinquenza organizzata, prevenire le estorsioni, testimoniare agli atti di violenza; curare l’igiene e la sicurezza minime, segnalando le tante incurie, nei parchi e nelle strade; e mille altre funzioni sociali coordinabili, molte da inventare, molte già esistenti nella domanda diffusa di giustizia. Le Chiese e le comunità religiose potrebbero costituire continui riferimenti operativi e concreti.
Come finanziare?
Raccordando stanziamenti e patrimonio pubblici con i tanti interventi filantropici, caritatevoli, di volontariato, un welfare integrato come lo chiamo io nel mio libro di prossima pubblicazione “Un sogno diverso”.
Come remunerare?
Garantendo abitazioni minime, cure minime, paghe minime, e soprattutto una rete minima ma grande di solidarietà e cultura. Facendo studiare questa gente, sottraendola allo strapotere della delinquenza organizzata, meno pusher e meno prostitute, meno disperazione nel mondo, indirizzandola a mestieri di grandissima tradizione che in Italia si stanno perdendo.
Un’incredibile fantasia per milioni di posti di lavoro, sostenuti da un corale amore sociale per la giustizia. Una giustizia minima, un prato meraviglioso per far crescere il senso della comunità nella comunità, un prato dove il malaffare, la delinquenza, la malvagità, l’indifferenza annegano in un intreccio cosmico di energie.

0 risposte a “Per una giustizia minima”
sognare è sempre un atteggiamento di vita positivo laddove si limita all’aspetto onirico e si coniuga con sentimenti quali amore, rispetto per il prossimo, accoglienza, generosità, disponibilità verso gli altri e quanto di più bello si possa immaginare.
sono cose belle che potrebbero stare e devono stare in un pensierino di quarta elementare o in un tema di seconda media legati quindi ad una età … dei sogni appunto.
qui invece è utopistico pensare a mangiare tanta Nutella senza ingrassare, a fare tante ferie senza spendere ed essere tanto generosi senza andare a gambe all’aria.
qui dobbiamo stare con i piedi per terra e fare fuoco con la legna che abbiamo senza ipotizzare l’isola che non c’è .. la definizione del tanto richiamato concetto di minimo, andrebbe valutata alla luce dela sua difficoltà intrinseca di essere numerata e misurata!
e come farla stare in piedi senza la necessaria simmetrica definizione di massimo?
belle intenzioni, a parte la pubblicità al libro che avrei forse evitato parlando si se stessi… ma va bene lo stesso.
lo leggerò.
saluti
DT