Manutenzione stradale e trasparenza dei siti istituzionali
di Eglantina Bulku

George Tooker (1920-2011) – Government Bureau – 1956
Progetto Giovani – Voci dall’Università
17 marzo 2017, il ponte 176 tra i caselli autostradali di Ancona sud e Porto Recanati crolla, e due vite vengono spazzate via. Ma quali sono le cause di questi incidenti?
I motivi possono essere diversi, ma questa ricerca si focalizza sull’assenza della manutenzione stradale.
Cosa s’intende per manutenzione stradale?
L’insieme di operazioni, che vanno effettuate per tenere sempre nella dovuta efficienza funzionale le strade, in rispondenza agli scopi per cui sono stati costruiti. Possiamo distinguerne due diverse tipologie: (http://www.regione.lazio.it/binary/rl_testChannel/tbl_contenuti/Approfondimenti_su_manutenzione_ordinaria_e_straordinaria.pdf)
- Manutenzione ordinaria, comprende gli interventi che hanno l’obiettivo di eliminare le cause più comuni del deterioramento del corpo stradale, al fine di conservare gli impianti e le opere in condizioni di valido funzionamento e di sicurezza. Riguarda tutti quei lavori per cui è richiesta una programmazione ciclica, come ad esempio la verifica del corretto funzionamento degli impianti semaforici.
- Manutenzione straordinaria, riguarda gli interventi atti a rimediare il degrado profondo dovuto alla perdita di caratteristiche strutturali della strada e necessarie per il ripristino della funzionalità della viabilità. E’ caratterizzata da un andamento periodico discontinuo e comprende interventi come la riparazione oppure la sostituzione degli elementi profondi del corpo stradale (strato di base e di collegamento).
Il Codice della Strada – approvato con Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n.285 – si compone di 245 articoli, è entrato in vigore il 1° gennaio 1993. L’ultima modifica è avvenuta con la legge 23 marzo 2016, n. 41 che ha introdotto il reato di omicidio stradale e il reato di lesioni personali stradali (nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274).
L’art. 14 del Codice della strada attribuisce la manutenzione, gestione e pulizie delle strade e delle attrezzature impianti e servizi, il controllo tecnico dell’efficienza delle strade e l’apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta agli enti proprietari delle strade, con l’obiettivo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione. (http://www.aci.it/i-servizi/normative/codice-della-strada.html)
Gli enti detentori delle strade possono essere privati e pubblici, come lo Stato, le regioni, le province e i comuni. Sono comunali le strade urbane di scorrimento, di quartiere e le strade locali quando sono situate all’interno dei centri abitati, secondo l’art. 2 commi 2 e 7 del codice della strada.
La società che gestisce la rete stradale e autostradale italiana sotto la vigilanza tecnica e operativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è l’Anas, l’Ente nazionale per le strade, che presenta le attività, i concorsi e le aree di ricerca e sviluppo sulla gestione della viabilità e la sicurezza.
Oltre 26 mila km di strade e autostrade, 1300 gallerie, 23,1 mld di investimenti in 5 anni, 11 mila ponti e indotti e 23 aree compartimentali sul territorio: sono questi i dati caratteristici dell’Anas. (http://www.stradeanas.it/it)
Nel periodo 2007-2013 la società ha speso solo 180 milioni di euro all’anno per la manutenzione straordinaria; invece la spesa effettiva del 2016 è di 450 milioni di euro contro i 500-600 milioni del 2017. Nonostante questi dati, l’Italia dovrebbe spendere 5 volte tanto. “In Italia si è investito pochissimo nella manutenzione delle infrastrutture negli ultimi decenni”, spiega il presidente dell’Associazione Italiana Ingegneri del Traffico Matteo Ignaccolo, per questo motivo i ponti e i viadotti sono in continua fase di danneggiamento, aggravato ulteriormente dalle continue sollecitazioni di autoarticolati e autotreni gommati.
Come interveniamo per migliorare questa situazione?
Attraverso la ricerca e lo sviluppo di progetti di investimento.
Fonte Anas:
Piano pluriennale 2016-2020 (Rielaborazione dati)

Nelle realtà locali come vengono gestiti i fondi destinati ai finanziamenti per l’assetto del territorio e per lo sviluppo sostenibile e la sua tutela?
Consideriamo una piccola cittadina in provincia di Bergamo, Romano di Lombardia. Le informazioni riportate sono pubblicate sul sito istituzionale dell’ente, nella sezione relativa al Bilancio comunale e al DUP (Documento Unico di Programmazione, approvato dal Consiglio comunale).

È possibile ottenere questi dati grazie al d.lgs del 14 marzo 2013 n.33: Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle P.A. (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/04/05/13G00076/sg)
Con la successiva riforma del d.lgs n.175/2016 è stato introdotto il Freedom of information act (FOIA), che garantisce una trasparenza a 360⁰ sui dati e le informazioni della P.A. (http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/riforma-della-pa/16-05-2016/foia-e-trasparenza-ora-e-legge)
In tal senso “la trasparenza è una norma”, poiché si deve:
- Avere un’accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalla P.A;
- Tutelare i diritti dei cittadini e promuovere la loro partecipazione all’attività amministrativa;
- Favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
Esiste l’obbligo per tutti i siti istituzionali di creare un’apposita sezione Amministrazione trasparente, garantendo l’integrità e la facilità di consultazione dei documenti.
In conclusione, la trasparenza risulta essere uno dei principi fondanti della democrazia, come dice il fisico ungherese Edward Teller: “L’arma migliore di una dittatura è la segretezza, l’arma migliore di una democrazia è la trasparenza”.

0 risposte a “Manutenzione stradale e trasparenza dei siti istituzionali”
D.ssa,
ho paura che la premessa dalla quale parte sia incongruente conn l’esposizione, peraltro molto interessante, che ne segue.
occorre infatti ricordare come molte delle opere che hanno ceduto, non sono obsolete ed al contrario sono recenti: questo significa che la manutenzione straordinaria su di esse non dovrebbe essere di norma necessaria.
occorre quindi rifocalizzare la nostra attenzione su di una combinazione di attività tra le quali il licenziamento in tronco e l’espulsione dagli albi professionali dei direttori lavori, colaudatori che sono stati coinvolti nel dare il loro assenso all’opera quando in tante occasioni solo pochi potrebbero non accorgersi dell’uso di calcestruzzo depotenziato, di spessori inidonei e di strutture staticamente insufficienti, figuriamoci nel dinamico.
quindi, mi permetta di farle notare che oltre all’aumento delle risorse per la manutenzione, occorre prendere coraggio, che costa meno, e cacciare fuori a schiaffi fisici ingegneri che non lo sono ed architetti laureati alla scuola Radio E.
fatta piazza pulita si potrà così costruire delle opere come si deve che richiedono molta meno manutenzione di quello che lei immagina.
auspico che i giovani come lei possano niziare a usare i piedi per cacciare via il cancro del nostro Paese prima di chiedere sempre e solo denaro in più che, magari, non serve!
saluto.