L’artista ritrovato
di Margherita Barsimi

Vincenzo Morricone (Arpino, 1855 – 1922) – Statua del Cristo Redentore
ANTEFATTO
Questa è la storia di tre sorelle, separate alla nascita, adottate da tre diverse famiglie, cresciute ciascuna all’insaputa delle altre…
LA STORIA
Le sorelle, in realtà, sono tre statue che rappresentano il Cristo Redentore e che, tra il 1900 e il 1901, erano state accolte con grandi festeggiamenti dalle popolazioni canavesane e valdostane, da quelle campane e, infine, da quelle etnee… Per amor di precisione, si trattava di tre delle diciannove cime scelte dal Comitato Romano in tutto il territorio italiano per celebrare in modo univoco il Giubileo del 1900, coincidente con l’avvento del nuovo secolo e del nuovo millennio, nel nome di Cristo.
Le regioni dell’Italia Centrale (Marche, Umbria, Abruzzo) non vedranno mai realizzarsi le opere progettate, le rimanenti sedici, seppur con tempi differenziati, riusciranno nell’intento che Papa Leone XIII aveva velatamente preannunciato nell’enciclica del 24 giugno 1894: “La fine del secolo passato (il 1700 ndr) lasciò l’Europa stanca per le rovine e trepidante per i rivolgimenti. All’opposto il secolo che volge al tramonto, perché non dovrà trasmettere al genere umano auspici di concordia, con la speranza degli inestimabili beni che sono contenuti nell’unità della Fede?”
Noi sappiamo che, purtroppo, dopo la breve illusione di fine ‘800 e l’effimera esperienza della Belle Epoque, anche il secolo XX trascorrerà tra le avvisaglie e le conseguenze di due terribili Guerre Mondiali; non per questo il segnale di ottimismo lanciato dai vari Comitati locali con la costruzione dei sedici Monumenti al Redentore, ha perso il suo valore intrinseco. Purtroppo però la completezza del ricordo, spesso, è stata annullata da fatti luttuosi e drammatici che hanno messo in difficoltà e in crisi anche le comunità più coese. Col passare del tempo, i Monumenti eretti a corona del territorio della penisola, dalle Alpi agli Appennini, divennero dei “fenomeni” locali, avulsi dal contesto nazionale.
La vicenda più assurda fu quella che vedrà protagoniste le tre statue, perfettamente identiche, che prenderanno direzioni opposte: la prima andrà a nord e verrà collocata nell’agosto del 1900 sul Mombarone, sul crinale tra la Valle d’Aosta, il Biellese e il Canavese; la seconda giungerà in Sicilia, a Caltanissetta e sarà inaugurata con grande affluenza di popolo il 29 settembre dello stesso 1900; la terza, infine, rimarrà al centro, destinata a dominare il golfo di Gaeta, dall’alto del monte Altino di Formia, allora provincia della Campania, ora del Lazio. L’assurdo non sta, ovviamente, in questo, ma nel fatto che gli storici che a distanza di un secolo hanno ricostruito le singole vicende, non ebbero modo di trovare chi fosse l’autore del bozzetto delle tre statue, anche se era assodato che tutte e tre erano uscite, in bronzo, dalla Fabbrica di Statue Religiose Rosa e Zanazio di Roma!
L’ignota identità dell’artefice rendeva le tre “sorelle” orfane, ma pure di paternità sconosciuta! Era una lacuna che pareva destinata a non poter essere colmata. Nessuno dei pur numerosi testi, che nel corso degli anni erano stati dedicati alla storia dei Monumenti al Redentore, menzionava lo scultore, il cui bozzetto, d’altronde aveva avuto tanto successo da essere stato scelto da tre Comitati locali. Soltanto la tenacia e la scrupolosa lettura dei giornali d’archivio hanno permesso a Gerardo De Meo, artista di Maranola, la frazione di Formia che sorge a mezza costa, tra il mare e il Monte del Redentore sull’Altino, di sconfiggere lo scetticismo. Le statue del Redentore sul Mombarone, sull’Altino e sul monte san Giuliano da qualche mese non sono più figlie di un ignoto e anonimo scultore, ma di Vincenzo Morricone, artista di Arpino.
Come è stato possibile che per più di un secolo il pur valido scultore sia stato condannato ad una tale damnatio memoriae? Nel libro scritto da Gerardo De Meo, oltre alla sintesi storica riguardante le vicissitudini dei tre Monumenti, un ampio capito delinea la figura dell’artista Morriconi, come di una persona molto ben radicata nell’ambiente in cui era nato e dove ricca è l’eredità artistica da lui lasciata, in ambito scultoreo e pittorico. Tra le tante prove d’artista ritrovate nella casa, ancora proprietà dei discendenti Morricone, è stato ritrovato il bozzetto della Statua che poi la ditta Rosa, Zanazio & C. produsse con il nome non dell’artista ma dei fusori… Come è stato possibile?
Nel corso del Convegno svoltosi ad Arpino il 15 ottobre scorso, è stata ipotizzata la possibile soluzione al dilemma. Da persona saggia e previdente, lo scultore Morricone anziché correre il rischio di una carriera autonoma ma piena di incertezze economiche, forse aveva preferito essere messo a libro paga dalla ditta romana, che gli garantiva uno stipendio fisso, ma che acquisiva a sé il diritto di attribuzione! Tutto questo affascinante intrigo d’arte e d’interessi economici ha avuto il suo epilogo, in esatta corrispondenza con l’anniversario del centenario della morte di Vincenzo Morricone, con il Convegno svoltosi sotto l’egida del Comune di Arpino e con l’apposizione di una targa commemorativa sulla facciata della casa dell’artista. L’eco della “scoperta” non poteva non giungere alle falde del Mombarone …
La sera del 24 febbraio 2023, nella Biblioteca Comunale di Settimo Vittone, alla presenza dell’Arch. Sabrina Noro, Presidente della Comunità Montana “Mombarone”, l’intera vicenda centenaria è stata ricostruita tra qualche lacrima di commozione…. Grazie ad un filmato ad alta intensità emotiva, si è potuto rivedere il momento in cui si la statua del Redentore arriva, dopo il restauro, a fine estate 1991, a oltre circa cinquant’anni di assenza, sospeso al verricello di un elicottero …
Dopo 365 giorni in cui le coscienze collettive ed individuali hanno iniziato, loro malgrado, a fare l’abitudine al linguaggio bellico, riflettere sui disastri che esperienze precedenti hanno inferto a tante vittime incolpevoli, l’immagine della Statua, amputata e ferita in seguito al furto sacrilego e dissennato del parafulmine che aveva protetto il Monumento sino al 1945, ai più sensibili tra i presenti ha richiamato l’urgenza sempre più attuale di farsi promotori di pace, secondo il messaggio inciso sulla croce sul Mombarone: “CHRISTUS VINCIT-CHRISTUS IMPERAT-CHRISTUS REGNAT PATER FUTURI SAECULI. PRINCEPS PACIS”.(Isaia 9,1-6).
