La scienza è scaturita proprio dalla religione

3–5 minuti

La scienza è scaturita proprio dalla religione

di Achille De Tommaso

Pascal Deloche – Getty image – Angel of Science

(Se qualcuno si meraviglia che molti scienziati abbiano scoperto Dio)

Se lo scientismo è qualcosa, esso è la fede cieca e dogmatica nella scienza. Ma questa fede cieca nella scienza è estranea allo scienziato autentico.

(Popper, Sir Karl Raimund. – Filosofo della scienza)

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In un articolo precedente (“La Scienza ha scoperto Dio?”) verificavo come un certo numero di eminenti scienziati sia oggi propenso a pensare che il nostro universo sia stato creato da “qualcuno”. In questo scritto desidero invece introdurre un’altra traccia, per me interessante: “La Scienza scaturisce proprio dalla Religione?”

Lo scientismo è l’assunto filosofico che il reale sia riducibile solo a ciò che le scienze possono verificare o descrivere empiricamente.

L’energia, o la materia, o il Big Bang, sono la causa di tutte le cose. Quando alcuni (anche alcuni scienziati di fama) ribattono che il Big Bang stesso dimostra che l’universo, nella sua totalità, ha bisogno di una causa estranea a se stesso, gli scientisti pensano che stiano solo dicendo cose senza senso.

L’ovvio successo delle scienze fisiche, evidente nella tecnologia che ci circonda e che facilita la nostra vita in così tanti modi, ha convinto molti che qualsiasi cosa, al di fuori della gamma dell’empirico misurabile, sia semplicemente una fantasia; roba da superstizione e credenza primitiva. Che non possa esistere una dimensione della realtà conoscibile in modo non scientifico ma ancora razionale.

Questo pregiudizio, questo rifiuto verso la metafisica e il misticismo è lo scientismo. Un’altra caratteristica di questo scientismo è l’ipotesi che la scienza e la religione siano, per loro natura, nemici implacabili.

A questo proposito, gli interlocutori scientisti resuscitano spesso la storia di Galileo per dimostrare che la Chiesa si è sempre schierata, con oscurantismo e ingenuo letteralismo biblico, al di sopra e contro le scienze.

Il filosofo cattolico Robert Sokolowski ha sostenuto che il mito fondante della modernità è che il pensiero illuminato è nato da, e in opposizione, a una religione pre-scientifica. Ed è per questo che, continua Sokolowski, il conflitto tra religione e scienza deve essere perpetuamente provato e rianimato, come una sorta di rituale che agisca fuori dalla storia originaria. Ma questo mito, per molti aspetti, è assurdo.

Lasciando da parte le complessità della storia di Galileo, possiamo vedere come la stragrande maggioranza delle figure fondanti della scienza moderna: Copernico, Newton, Keplero, Cartesio, Pascal, Tycho Brahe, era devotamente religiosa. Inoltre, due dei più importanti fisici del XIX secolo, Faraday e Maxwell, erano estremamente devoti (Cartesio non concepiva la fisica senza la metafisica); e il formulatore della teoria del Big Bang era un prete (Georges Edouard Lemaître).

Se vogliamo un’incarnazione contemporanea dell’incontro tra scienza e religione, guardiamo a John Polkinghorne, fisico delle particelle di Cambridge e sacerdote anglicano; e uno dei migliori commentatori sull’interfaccia non competitiva tra percorsi scientifici e religiosi verso la Verità.

In effetti, come hanno sottolineato Polkinghorne e molti altri, le moderne scienze fisiche sono state, di fatto, rese possibili dall’ambiente religioso da cui sono emerse. Non è un caso che la scienza moderna sia apparsa per la prima volta proprio nell’Europa cristiana, dove dominava una dottrina della Creazione.

Affermare che il mondo è creato significa infatti accettare, contemporaneamente, i due presupposti richiesti per la scienza, vale a dire che l’universo non è divino e che è contrassegnato, in tutto e per tutto, dall’intelligibilità.

Se il mondo o la natura fossero infatti considerati divini (come in molte filosofie e misticismi), allora non ci si permetterebbe mai di analizzarli, sezionarli o eseguire esperimenti su di essi. Ma un mondo creato, per definizione, non è divino. È diverso da Dio, e, in quella stessa alterità, gli scienziati trovano la loro libertà di agire.

Allo stesso tempo, se il mondo fosse incomprensibile, nessuna scienza potrebbe decollare; dal momento che la Scienza si basa sulla presunzione che la Natura possa essere conosciuta. Ma il mondo, proprio come creato da un’intelligenza divina, deve essere intelligibile; e quindi gli scienziati hanno la fiducia di cercare, esplorare e sperimentare.

Questo è il motivo per cui le persone coinvolte nella Scienza, nel sapere, nel capire, religiosi, cristiani, atei o agnostici che siano, devono combattere il mito dell’eterna guerra della scienza e della religione.

Dobbiamo forse abituarci ad accettare che Fede e Ragione siano percorsi complementari e compatibili verso la conoscenza.


0 risposte a “La scienza è scaturita proprio dalla religione”

  1. Qua abbiamo certamente il passo più lungo della gamba per affermare tali scelleratezze. Forse ci siamo dimenticati (completamente?) che le idee scientifiche tanto osteggiate per secoli dalla chiesa nascono nel segreto e nella paura di esser messi al rogo dalla chiesa (proprio in quella Europa che tu definisci “creazionista”), consiglio la lettura del marchese D’Holbach all’occasione (che lavorò sulla prima versione dell’enciclopedia). Fare scienza vuol dire liberarsi a priori dei presupposti personali, e basarsi su fatti reali o teorie matematiche: tutto il resto lo lascerei a bei romanzi e film di matematici ispirati dalla volontà divina, che tanto spaccano al botteghino. Ti sei preso la libertà di affermare che “la stragrande maggioranza delle figure fondanti della scienza moderna” siano credenti: ma dove? Per 10 filosofi (diamo il giusto appellativo ai vecchi “uomini di scienza”) credenti, passano sotto idee di altrettanto grandi fisici agnostici o atei. Higgs, La Mettrie, Landau, Lichtenberg, Regge, Rotblat, Sagan, von Mayer e Hawking sono solo pochi di quella generazione di scienziati senza credo. Parlando di Hawking, mi torna in mente una sua bella citazione che riassuma il problema fondamentale: “Servirsi di Dio come di una risposta alla domanda sull’origine delle leggi equivale semplicemente a sostituire un mistero con un altro”, non mischiamo quindi l’opinione dalla conoscenza vera. Ogni cosa nell’universo può essere conosciuta: trarre il collegamento che questa cosa sia creata o meno può e deve restare un parere personale, grazie.

  2. Eccomi a “commentare i commenti”, scusandomi per il ritardo.

    Intanto chiarisco: io non sono né religioso, né, ateo, mi definirei piuttosto quasi-scettico. E comunque il Dio in cui vorrei credere (andando in cerca di prove logiche) non è quello della religione “comune” cristiana; che vorrebbe un Dio che ama gli esseri umani, uno-per-uno. No, il Dio in cui credo è molto vicino ad essere un “principio informatore unico dell’Universo”. Quindi, se vogliamo, non ha niente di spirituale e di ontologico: è un principio informatore, che non necessariamente ama l’essere umano individuale; ma sicuramente ama un certo suo Progetto Universale. Dico “non necessariamente”, lasciando magari aperta la porta a principi antropocentrici che non sono ancora completamente confutati.

    Ma lo scopo del mio scritto non era di parlare su come io vedo Dio; ma di dare una traccia storica che potesse evidenziare come Scienza e Religione non siano (o siano state) incompatibili o, addirittura, nemiche. E, ovviamente, parlo dei giorni nostri.

    La relazione tra Religione e Scienza è infatti oggetto di continui dibattiti in filosofia e teologia. In che misura la religione e la scienza sono compatibili? Le credenze religiose a volte favoriscono la scienza o pongono inevitabilmente ostacoli all’inchiesta scientifica? Il campo interdisciplinare di “scienza e religione”, chiamato anche “teologia e scienza”, mira ad esempio a rispondere a queste e ad altre domande. Studia le interazioni storiche e contemporanee tra questi campi e fornisce analisi filosofiche su come si collegano.

    Dagli anni ’60, studiosi di teologia, filosofia, storia e scienze hanno studiato il rapporto tra scienza e religione. La scienza e la religione sono un campo di studio riconosciuto con riviste dedicate (ad esempio, Zygon: Journal of Religion and Science), presidenti accademici (ad es. Andreas Idreos, professore di scienza e religione all’università di Oxford), società accademiche (ad es. il forum di scienza e religione) e conferenze ricorrenti (ad es., la Società europea per lo studio della scienza e della teologia organizza riunioni ogni due anni). La maggior parte dei suoi autori sono o teologi (ad esempio John Haught, Sarah Coakley), filosofi con un interesse per la scienza (ad esempio, Nancey Murphy) o scienziati con interessi di lunga data nella religione, alcuni dei quali sono anche ordinati nel clero (ad esempio, il fisico John Polkinghorne, il biochimico Arthur Peacocke e il biofisico molecolare Alister McGrath).

    Negli anni ’90 , il Center for Theology and the Natural Sciences (Berkeley, California) fece cicli di conferenze sul tema. Ciascuna delle conferenze, e ogni volume curato che ne è scaturito, è stato dedicato a un’area di scientifica e alla sua interazione con la religione, tra cui cosmologia quantistica , caos e complessità, biologia evolutiva e molecolare , neuroscienza e la persona, e meccanica quantistica .

    Quindi, se secondo Federico, ho affermato “scelleratezze”, ritengo di essere in ottima compagnia.

    Per tornare a come la penso io sulla religione: io sono molto infastidito dalla pretesa attuale della Chiesa di erigersi a insegnante di Etica. La religione ci deve parlare di Dio e della sua, eventuale, essenza spirituale. Non secolarizzarsi in un continuo e irritante volerci insegnare modalità di vita terrena. Forse questa sua funzione era necessaria agli albori della storia, quando i principi sociali ed etici erano sconosciuti, e si voleva inculcarli nel popolo con lo spauracchio dell’Inferno; oggi no.

    Ma dopotutto, “scienza” e “religione” non sono termini eternamente immutabili con significati inequivocabili. In effetti, sono termini coniati relativamente di recente, con significati che variano a seconda dei tempi e delle culture.

    E do qui una “chicca” per gli scientisti: Il termine “scienza”, così come viene attualmente utilizzato, divenne comune solo nel diciannovesimo secolo. Prima di ciò, ciò che chiamiamo “scienza” era definito “filosofia naturale” o “filosofia sperimentale”. William Whewell (1834) ha standardizzato il termine “scienziato” per riferirsi ai praticanti di diverse filosofie naturali. I filosofi della scienza hanno tentato di delimitare la scienza da altri tentativi di ricerca della conoscenza, in particolare dalla religione. Ad esempio, Karl Popper (1959) affermò che le ipotesi scientifiche (a differenza di quelle religiose) sono in linea di principio falsificabili. Esattamente il contrario di ciò che oggi si pensa.

    Buffo, no ?

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