L’incontro di Rimini (raccontato da chi c’era)
di Gianluca Ferrando

Pieter Paul Rubens (Siegen, D, 1577 – Anversa, Belgio,1640) – The Meeting of Abraham and Melchizedek
Il Meeting di Rimini è – secondo i numeri – il può grande evento culturale d’Europa. Questo dato, unito alla profonda dimensione internazionale per la presenza di relatori, visitatori e delegazioni da tutto il mondo, attira l’attenzione di molti.
Eppure l’elemento più importante del Meeting è assolutamente un altro: non è innanzitutto un momento di confronto di opinioni o di approfondimento di temi socio-politici-culturali; si tratta invece di una vera esperienza di vita, ovvero proprio di un “meeting” cioè di un incontro.
Questa osservazione fa tutta la differenza nel giudizio che se ne dà, perché solo andando a Rimini ci si può rendere conto di cosa veramente offre e dona questo evento.
Partiamo dai frutti: in quali altri ambiti è possibile il ripetuto incontro – anno dopo anno – tra esponenti di spicco del mondo Mussulmano e Cristiano? E questi incontri hanno generato storie di legami (parola esclusa dal dibattito della modernità ma decisivo per il destino dell’uomo) che danno speranza a chi lavora per una convivenza pacifica tra queste due culture così apparentemente conflittuali. Un esito di questi rapporti è la nascita del Meeting del Cairo, se vogliamo una gemma nata dal ramo fertile del Meeting di Rimini.
E poi: dove è veramente possibile un confronto aperto e sincero – non strumentale – tra uomini di sinistra e cattolici liberali? Fausto Bertinotti è stato ospite varie volte dichiarandosi a casa quando va al Meeting. Luciano Violante è non solo ormai un habituè, ma addirittura è diventato moderatore di diversi incontri nonché promotore di cicli di approfondimento su temi non solo legati alla Giustizia.
Un eminente Rabbino Americano, luminare di giurisprudenza, Joseph H. H. Weiler tiene ormai da più di 10 anni incontri affollatissimi – in cui la gente si accalca già un’ora prima dell’inizio per prendervi posto – in cui racconta e spiega le vicende della Bibbia a una platea di Cristiani e non, che pendono dalle sue labbra.
La presenza di Cristiani Ortodossi è ormai una costante di rilievo al Meeting, ed ogni anno viene da loro presentata una mostra che non è ospitalità ai fratelli diversi, ma contributo che nasce da amicizie vive tra Cattolici Italiani e Ortodossi Ucraini e Russi.
E poi la creatività di proporre ogni anno mostre interessantissime su figure o eventi o temi che potrebbero sembrare noiosi o da specialisti: da qualche anno è presente una mostra di Arte Contemporanea e quest’anno 6 artisti realizzavano le loro opere dal vivo; ogni anno ci sono mostre che raccontano di personalità più o meno note e della loro capacità di incidere personalmente nel loro presente (quest’anno commovente la mostra sull’Ebrea Etty Hillesum morta a Auschwitz, e quella su Madre Maria una strana suora Ortodossa assurta agli onori della santità). E poi dove si vedono incontri affollati da giovani ad ascoltare la presentazione di brani anche impegnativi di Schubert o Rachmaninov?
E’ sorprendente il ripetersi continuo dei commenti dei relatori che ogni anno arrivano per la prima volta: tutti testimoniano della sorpresa – ecco la parola – di trovarsi di fronte ad un mondo accogliente, aperto e fresco, che ascolta anche se magari non concorda.
Si, il leit motive di questo evento è proprio la “sorpresa”: ogni anno, anche per chi ci va da molto tempo come il sottoscritto, è sorprendente gustare il clima di positività che si respira al Meeting, incarnato in prima battuta dai volontari che si occupano dal servizio d’ordine alle pulizie, dai parcheggi al servizio ai tavoli, dall’accompagnare gli ospiti a chiedere i soldi per il sostentamento del Meeting che non vive di soli sponsor.
Sono migliaia di studenti universitari o liceali, ma sorprendentemente, anche tanti adulti che umilmente si mettono a disposizione: così capita di incontrare l’Amministratore Delegato d’Azienda o la Professoressa Universitaria che fanno puntualmente i loro turni nelle sale degli incontri per accogliere i partecipanti, oppure la madre di famiglia che accompagna i relatori durante la loro permanenza.
Insomma, il Meeting è un evento fatto da Cristiani che riporta il Cristianesimo alle sue origini, quando due uomini alla ricerca del bene e della verità incontrarono al Giordano il Messia e si sentirono invitati a vivere un’esperienza e non a sviluppare il proprio pensiero e le proprie opinioni. “Venite e Vedete”, disse Gesù. Venite al Meeting e vedete che c’è qualcosa di buono nel mondo di oggi!

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Benvenuto Gianluca nella famiglia degli Autori di Nel Futuro.
Apprezzo e rispetto Adriana Ferrando, un familiare penso, secondo il rapporto causa/effetto coinvolta nella dialettica sul Meeting di Rimini, ostinata e tenace nel volere mettere un punto fermo là dove la leggerezza nello scorrere il mio pensiero si è propagata. Ho scritto e ripetuto che parlare di qualcosa senza esserne stato spettatore è provocazione, da pro-vocare, stuzzicare, coinvolgere, guidare a favore. Parole scivolate. Ora ho colto il motivo, non tardivamente: vietato trattare male il Meeting, vietato parlarne come non si deve, il Meeting è sacro, è il più grande evento culturale d’Europa, secondo i numeri. Tiriamoli fuori allora. Sfiorato dall’inquinamento politico dei giorni passati, sono rimbalzate le parole del signor Di Maio dinanzi ai dati della piattaforma Rousseau: Abbiamo segnato il record assoluto di partecipazione … il record mondiale per una votazione per una forza politica. Vado avanti, e non parlo degli altri eventi europei, costretto a essere lapidario per lo spazio disponibile. E il Cairo Meeting, gemma fertile nata da quello di Rimini? Di che si parla? Due giorni a ottobre 2010 nell’aula magna dell’Università del Cairo, 1000 persone e 100 volontari, il tema: La bellezza e lo spazio del dialogo e una replica la domenica 13 ottobre 2013, all’Opera House del Cairo, con relazioni e musiche. Non si parla degli incontri di preparazione con Ambasciate e politici, per evitare disastri in un delicatissimo periodo di rivoluzioni sociali, di dimissioni di Mubarak, di recupero delle libertà costituzionali. No, non se ne parla. E al Cairo si ritorna caparbiamente il 23.10.2018 per un incontro sulla differenza. In arabo l’etimo di differenza è generazione, eredità, avere prole. Si è parlato di spiritualità o di politica velata ad arte? Fertilità difficile tra le sabbie del Sahara. Perché non produrre altre gemme nei Paesi del pianeta, in rete una trentina, dove CL ha installato sedi operative, a vocazione squisitamente business? Centri per raccontarsi dichiara velatamente CL. Io ci sono stato. Io c’ero e se l’azienda voleva sviluppare, installare, fare, doveva firmare contratti con CL, genuflettersi e passare alla cassa. Pare che CL voglia emulare le nobili parole dei pontefici, quelle scambiate in 40 anni con don Giussani. Nell’udienza del 1984, Giovanni Paolo II disse ai Ciellini: Andate a tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace che si incontrano in Cristo Redentore. Molti partirono all’estero, novelli crociati con vangelo e chitarra. Che avevano capito? E il 30.11.2016 Papa Francesco scriveva di suo pugno a don Juliàn Carròn, nuova guida di CL: Andiamo ai poveri, per tornare a scoprire che quel povero è Gesù … un nuovo programma radicale, ritorno alle radici, rivoluzione della tenerezza e dell’amore. Il papa non chiede un milione di visitatori, musica, canti, sport e conferenze. Il prossimo Meeting se lo aspetta con i poveri, i veri poveri, e con Formigoni alla guida dei Memores Domini, oggi almeno 2.000, i novelli volontari. Teneri e amorevoli. Tutti. E che il pontefice compia la sua missione, in Pace Domini. Non chiede missionari improvvisati.
Gianluca, ci sarò anch’io, non figlio indegno della Chiesa Cattolica a cui devo tutto quello che sono, ma figlio della Shoah, figlio di una ebrea scampata alle denunce delle SS, figlio degno dell’unica madre cui devo tutto quello che sono.
Un caro Shalom.
Ciao Gianluca, che bella sorpresa!
E come avrebbe detto il mio vecchio capo: benvenuto a bordo!
Per quanto io e te abbiamo ormai ben poco in comune quanto a visione politica, sociale, religiosa, nonché interessi piuttosto divergenti, ho letto comunque con piacere il tuo intervento (decisamente più concreto e calato nella realtà rispetto alle mie “poetiche fluttuazioni nello spazio”) e ti ringrazio per la tua testimonianza.
Si può anche essere in disaccordo totale, ma l’ascolto e il rispetto per ciò che l’altro esprime a mio parere vengono prima di tutto.
Sperando di poter leggere presto altre tue cose, un saluto!
Andrea