Futuro musicale.
di Giampiero Bianchi
22/10/2013
L’evoluzione dei programmi di “Iconomusica” per la conversione di immagini in suoni è in continuo aggiornamento. Nuove versioni arricchiscono il settore che appare fertile anche per studi di psicologia musicale e di musicoterapia.
In generale, però, al di là di queste specifiche applicazioni, lo studio della musica è sempre meno affrontato dai nostri ragazzi nelle scuole di ogni ordine e grado. Le innovazioni tecnologiche pervadono soprattutto aree lontane dal regno musicale e attraggono come una sorta di “droga” psicologica soprattutto i più piccoli. Intendo riferirmi ai video giochi, alle piattaforme multimediali che saturano il tempo dei nostri figli e nipoti sottraendolo a attività più creative e stimolanti come lo studio della musica.
Eppure tutti sono concordi che il processo creativo e emozionale che si sviluppa nel fare musica non solo arricchisce l’intelligenza ma favorisce lo sviluppo di personalità forti e sensibili. Salvatore Accardo – il celebre violinista torinese – si è dimostrato entusiasta della partecipazione giovanile ai suoi più recenti concerti italiani. Ha commentato che in molti paesi esistono progetti educativi sostenuti dallo Stato e che la loro attuazione ha dimostrato come la musica possa salvare i giovani dai disastri della droga, della prostituzione e della delinquenza. L’Italia non è però compresa fra questi paesi perché non investe a tutto campo nell’educazione musicale. La musica ha veramente un immenso potere salvifico: è ora che tutti i governi se ne rendano conto.
Oggi sappiamo che con un computer si possono apprendere gli elementi essenziali del linguaggio musicale anche in modo completamente diverso dal passato. Infatti se il PC è collegato a una tastiera musicale, mentre si suona le note sono subito mostrate sul monitor e la musica appare automaticamente scritta su una serie di pentagrammi, con altezza, durata, e timbro del brano eseguito, nel pieno rispetto della notazione musicale standard. Altrimenti, in assenza di uno strumento musicale collegato al PC, si possono scrivere le note utilizzando il mouse. Così prima si scrive ciò che si suona e poi si legge ciò che si è suonato. Il percorso di apprendimento, inverso rispetto alla consuetudine, risulta quindi assai più rapido e accattivante.
L’ambiente operativo è particolarmente indicato per chiunque desideri far musica senza l’obbligo di seguire gli itinerari tradizionali di apprendimento, perché offre anche il vantaggio di imparare a suonare ad orecchio invece di leggere la musica da uno spartito e abitua a sentire quali accordi occorrono per una certa linea melodica. Inoltre è particolarmente utile quando non è possibile prevedere la durata dell’esecuzione e si è costretti ad improvvisare per prolungarla. Oppure quando bisogna ripetere un brano in una diversa tonalità. Naturalmente saper leggere la musica può essere utile se si vuole imparare a suonare parti di un brano particolarmente complesse.
Nelle numerose lezioni frontali in aula in cui si è adottato questo metodo di insegnamento lo si è valutato emozionante per allievi di tutte le età e collocabile tra le attività di sostegno psico-pedagogico. In particolare per i più piccoli che considerano il computer un gioco e perciò suonano volentieri davanti al monitor. Non per analizzare la musica, ma semplicemente per divertirsi.
Gli allievi più curiosi, poi, possono avventurarsi a convertire in suoni i pixel di un’immagine. E’ la parte più ambiziosa tra i programmi di informatica musicale, quella che spinge verso i confini della creatività. Non è come si può dedurre una sensazione che appartiene all’immaginario, è qualcosa di molto reale e udibile.
Non più materiale visibile come un quadro, ma effetti acustici che non si possono trattenere come i cromatismi di un’immagine e che si imprimono nella memoria con meccanisni diversi.
Di fatto i segni musicali che vengono generati non si compongono più su una trama ordinata con un inizio creativo e uno sviluppo artistico ben definito, ma si succedono l’uno all’altro secondo un ritmo casuale, legati come sono alle intuizioni introdotte nel processo informatico attraverso la scelta di opportuni fattori e alle emozioni che una particolare combinazione di essi provocano a coloro che le percepiscono.
In definitiva da quanto esposto sembra plausibile poter concludere che farsi assistere da un computer per far musica non mira a sostituire gli insegnanti, bensì a fornire loro un supporto e costituisce comunque un’esperienza stimolante perché si lavora in un laboratorio musicale interattivo, e con un supporto tecnologico complementare all’insegnamento tradizionale.
