Ex libris – Delitto e castigo.

2–3 minuti

Ex libris – Delitto e castigo.

di Andrea Tittarelli

Petersen-Sennaya-Square.JPG
Benjamin Patersen (1750-1815) – View of the Sennaja Square in Petersburg – 1800

Sono un avido lettore. La lettura è uno dei miei vizi peggiori.

Uso il termine vizio non solo in maniera iperbolica: a volte il mio amore per la lettura rasenta la patologia.

Non riesco ad affrontare un viaggio, fosse solo di venti minuti in treno o in metropolitana, senza avere con me, se non proprio un libro, almeno una rivista.

Nel preparare una valigia, più che i cambi di vestiti, mi assicuro soprattutto che ci sia materiale di lettura sufficiente per “sopravvivere” durante tutto il periodo del viaggio o della vacanza.

Perfino se devo accompagnare un congiunto al pronto soccorso, nella concitazione del momento, riesco comunque – con giustificato disappunto di mia moglie – ad afferrare qualcosa da leggere nell’eventuale tempo che trascorrerò in sala d’attesa.

Sono anche un lettore onnivoro, ma la mia predilezione va a due forme su tutte: romanzo e poesia.

Su quest’ultimo terreno mi capita a volte di passare dall’altro lato, lasciando temporaneamente il ruolo di lettore per quello di scrittore.

E i due generi prediletti, apparentemente così distanti, arrivano talvolta ad incontrarsi, quando la lettura di un romanzo fa scaturire alcuni versi sulla punta delle mie dita.

Per fornire un esempio, non posso che iniziare da uno dei miei scrittori preferiti, o comunque del quale ho letto forse più pagine: Fëdor Michailovic Dostoevskij. E in particolare, dalla sua opera che più ho amato: Delitto e castigo.

Non è certo mia intenzione fare qui un’esegesi di questo libro.

Né credo serva spiegare a chi non l’avesse letto chi sia Raskolnikov e che cosa rappresenti per lui piazza Sennaja a Pietroburgo.

Se il componimento poetico che segue facesse venire a qualcuno la voglia di leggere il romanzo che l’ha ispirato, allora – ammesso che la Poesia abbia uno scopo (cosa di cui dubito), in questo caso sarebbe stato raggiunto.

COME UN RASKOLNIKOV

Per questa smania

di tirare sassi

contro vetri

appena stuccati

dovrebbero arrestarmi

Per la voglia che ho

irresistibile

di stonare nel coro

di cantare il mio nome

dovrebbero rinchiudermi

dentro la cella più stretta

più lontana dal patibolo

Per tutte le stelle

contate da solo

e mai raccontate,

per il sangue sepolto

dietro sorrisi d’argento,

per queste mani

che non si fanno toccare

–  dovrebbero legarmi

al centro di una qualsiasi

piazza Sennaja

e ognuno che passa

sputarmi in faccia

tutto il suo amore

ed io

senza difesa

non poterlo asciugare


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *