ELEZIONI 2022: L’impotenza degli slogan elettorali e l’amor di Patria

8–12 minuti

ELEZIONI 2022: L’impotenza degli slogan elettorali e l’amor di Patria

di Vincenzo Rampolla

Cristina Stefan (from Candiac, QC – Canada) – Dilemma

Nell’intervento al Meeting di Rimini 2022 di CL, il leader leghista Salvini, facendosi scudo con i dati delle Banche Centrali occidentali, ha garrito al microfono che le misure a sostegno dell’Ucraina colpiscono i Paesi sanzionatori più di Mosca, aggiungendo: non vorrei che le sanzioni stiano alimentando la guerra. È vero il contrario: la Russia ha guadagnato vendendo materie prime, ma è in piena recessione. Ne parliamo dopo, cifre alla mano. Anche Nel Futuro ha toccato il tema.

Giorni fa Salvini ha dichiarato che il nucleare sarà disponibile in Italia tra 8 anni e per bocca di Siri, il partito gli fa eco richiedendo la revisione del PNRR. Il coro delle divinazioni del duo Siri-Salvini, infiamma la campagna elettorale. Che significa parlare del futuro tra 8 anni? Perché non dire che il nucleare non c’è, quindi non risolve ora i problemi energetici. Forse a fine ventennio. Quello di Salvini è slogan sleale, falsità, marketing della provocazione, roba di scuola russa. Provoca e Letta ci casca e da mezzo soprano interviene, stonato e prolisso: la cosa peggiore che si possa fare è dare segnali di cedimento a Putin […] la Russia deve porre fine alla sua occupazione illegale, ai suoi attacchi brutali contro i civili disarmati. L’Italia continuerà a sostenere l’Ucraina.

Da giorni, concentrato a interpretare quelle melodie elettorali, mi affido al metodo, strumento efficacissimo, nonostante l’avversione di molti. Poco importa la conoscenza del peso giuridico e economico di una sanzione comminata per eventi bellici, poco importa la conoscenza che si ha del nucleare, a che servono i dati delle Banche occidentali? Il riferimento deve essere basato sui dati della Banca Centrale Russa, veri o cambiati che siano, e il lavoro di Elvira Nabiullina, governatrice di cui parlo in dettaglio in un articolo del 21 aprile 2022, è determinante, nonostante sia al soldo di Putin, impedita di ammettere le difficoltà dell’economia russa, fin da aprile. Analizziamo con metodo gli effetti delle sanzioni. Ecco quanto emerge dall’ultimo rapporto gennaio-maggio 2022 dell’Istituto ufficiale di statistica Rosstat (Росстат в соцсетях ), 249 pagine fitte di cifre e tabelle: il settore automobilistico, il più legato alla economia globale, è vicino alla paralisi. Due fabbriche su 20 restano aperte, con un crollo del 97% di vetture prodotte, 3.700 a maggio, su 108.000 a febbraio. Le vendite della mitica Lada sono crollate dell’84%, i camion usciti dalle catene di montaggio sono diminuiti del 40%, i frigoriferi, le lavatrici e le locomotive del 60%. I missili russi Iskander, hanno usato fino al 2017 componenti fabbricati in Usa. E le difficoltà di produrre autarchicamente le parti hi-tech in quantità significative potrebbe inguaiare l’esercito russo. Dati ufficiali, non brandelli carpiti da qualche blogger dissidente. A causa dell’inflazione in salita del 14%, di salari reali e pensioni erosi del 7% in un anno, il russo medio spende sempre meno e il Paese importa sempre meno. L’import è – 9% dalla Cina, – 60% da Taiwan, Corea del Sud e Giappone e -30% dalla Turchia. Il Pil di maggio scenderà del 4,3% e a fine 2022 le di -7,8% secondo la Banca centrale russa e di -15% per l’Institute of International Finance (rappresentante di 450 Società di 70 Paesi).

Il mercato finanziario affoga in valuta estera ($ e €). E il rublo, che non trova un mercato all’estero, si è rafforzato al punto tale da essere denominato la più forte valuta del mondo del 2022: in un anno ha guadagnato oltre il 40% sul $ Usa. Che effetto produce sui conti dello stato? Il rafforzamento del corso del rublo costa al bilancio russo, secondo diverse valutazioni, dai 130 ai 200 Mld di rubli. Per questo il Ministro delle Finanze Anton Siluanov non esclude interventi correttivi. Questo è il paradosso della valuta russa: grande surplus commerciale, ma tra 2-3 anni si rischia un deficit insostenibile con la contrazione delle esportazioni non energetiche e la possibile fluttuazione del prezzo del petrolio. La forza del rublo di oggi è la peggiore anticamera economica per la debolezza di domani. Nel frattempo Gazprom ha annunciato che non distribuirà dividendi per il 2021, e il colosso del gas ha perso il 30% del suo valore. Il futuro di Gazprom è incerto. Non può sopravvivere senza il grasso mercato UE. Sono in gioco affari lucrosi per i subappaltatori amici di Putin e per l’energia sovvenzionata per la popolazione. Non basta. Uno dei dati più preoccupanti emersi dal rapporto è quello demografico: per la prima volta il bilancio migratorio è negativo, e unito alla strage provocata dal Covid nei due anni precedenti, la Russia si ritrova con quasi un milione di abitanti in meno negli ultimi 12 mesi: record dalla fine dell’Urss.

Per evitare tensioni sociali, il Governo dovrà dunque fare una scelta di campo radicale: intervenire per sostenere le imprese russe, optare per un maggiore protezionismo e un maggiore intervento statale nell’economia. Solo così la Russia riuscirà a sostituire le mancate importazioni dai Paesi occidentali. Una fetta più grande della spesa statale pubblica finirà in sussidi verso settori improduttivi e in clientelismi politici in un Paese sempre più vecchio, dove la borghesia ambiziosa e i giovani istruiti cercheranno di emigrare. Infine, l’economia russa diventerà meno trasparente: il Governo avrà meno interesse a far emergere i dati reali, la corruzione aumenterà e crescerà l’economia sommersa. Le statistiche sul commercio, la produzione e la spesa diventeranno più opache, e sarà più difficile misurare gli effetti delle sanzioni. Soprattutto, queste ultime creeranno incentivi per rimpiazzare l’import con prodotti di minore qualità.

In un’intervista con Natalya Zubarevich, docente di geografia economica dell’Università statale di Mosca, i toni sono drastici: una volta che finiranno le scorte, già nei prossimi mesi, le sanzioni paralizzeranno l’economia reale. Al momento è difficile scrivere l’epilogo di una storia con troppi punti oscuri. Secondo questa analisi, semplificata all’osso fin che si vuole, ma basata su dati chiari e ufficiali, crollerà al compimento di un anno di guerra. L’Italia, invece, è in territorio positivo con una crescita del 2,5%. Finché dura. Chi ha detto: stiamo peggio della Russia?  Putin può al massimo rimpinguare le riserve che non sono più in valuta estera ma in rubli, sostenendo il valore della valuta per propaganda, barattandola con valute pregiate con i compagni di merenda e continuando con l’annientamento dell’Ucraina…

Ritorniamo a Salvini e risaliamo ai suoi primi gorgheggi. A dicembre 2013 sale sul podio, diventa Segretario e la Lega Nord alle elezioni di febbraio, tocca a mala pena il 4 %, Camera e Senato e il Pd ha il 22 %. Da europarlamentare di lungo corso, con 12 anni a Bruxelles, sa che la sponda internazionale pesa, ma i posti che contano gli sono già stati soffiati via da Forza Italia con il Ppe e dal Pd con i socialisti. Deve smarcarsi. Ansima alla ricerca di un terzo polo: con l’Ukip inglese, il Fronte Nazionale in Francia, il Partito Popolare Danese, Syriza in Grecia e con i Paesi del gruppo Visegrad: polacchi, cechi, ungheresi e slovacchi, oggi su posizioni antitetiche. Quel bisogno di bussare alle porte di alleati virtuali, finisce inevitabilmente per incontrarsi con chi, da Mosca, agogna una geopolitica rivoluzionaria, antico sogno per ingabbiare l’intero Occidente.

A dicembre 2014 fa scalpore la costituzione in Parlamento dell’Associazione Amici di Putin, con l’adesione rivolta a tutti i parlamentari. Da quel giorno iniziano i grandi viaggi: Corea del Nord e Crimea (ottobre 2016) ripetuti più volte, fino agli incontri del Metropol Hotel di Mosca (trattativa per il petrolio) e il recente viaggio, naufragato, per la pace tra Ucraina e Russia. Nel frattempo, nel 2015, durante il convegno promosso dall’Associazione Lombardia Russia, si batte affinché sia riconosciuta l’annessione della Crimea da parte Russia, per porre fine alle sanzioni contro Mosca. In passato aveva più volte strillato: sono costate oltre €5 Mld e migliaia di posti di lavoro, cifra suggerita da tal Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia, che sbandierava dalla introduzione delle sanzioni che le esportazioni italiane in Russia erano scese di 1/3 e del 45 % nei primi 3 anni. Ma i viaggi verso l’Oriente, sono solo un diversivo. Nascono operose azioni, come quelle che portarono alla firma di un trattato che prevede lo scambio di informazioni sull’attualità russa e italiana e sulle relazioni bilaterali e internazionali, l’organizzazione di convegni e riunioni che coinvolgano i parlamentari, la promozione attiva delle relazioni tra i partiti, anche a livello regionale, la promozione di politiche giovanili, femminili, culturali e umanitarie oltre alla cooperazione economica. Tutto molto generico, vago. Storie di 6 anni fa, con che fine e risultati?

Il 6 marzo 2017, a firma di Matteo Salvini e Sergey Zheleznyak, responsabile esteri di Russia Unita, il partito di Putin, è siglato un accordo tra un partito politico italiano e un partito straniero, accordo rinnovato tacitamente ogni 5 anni a meno che una delle due parti non notifichi all’altra entro e non olre 6 mesi dalla scadenza la sua intenzione alla cessazione dello stesso. Nihil obstat oggi da parte Lega, quindi accordo rinnovato e scadenza 2027.  Quanti picciotti russi a fare da scrutatori?

Il 1° giugno 2018, nel contratto che dà vita al Governo gialloverde, a firma Salvini–Di Maio, si conferma l’appartenenza dell’Italia all’Alleanza atlantica, con gli Usa alleato privilegiato, ma con una apertura alla Russia, da percepirsi non come una minaccia, ma quale partner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante.

Che dire infine degli slogan dei programmi dei partiti in corsa, con i loro gorgheggi? Alcuni esempi.

La costruzione del ponte sullo stretto, per circa 7 Mld, già costato 1 Mld con la Società Ponte di Messina liquidata? Quisquilie. Il Ponte sullo Stretto con 118.000 posti di lavoro non si farà. Non ora e non con i fondi del PNRR. Il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili è stato abbastanza chiaro, nonostante l’accanita libidine di FI.

E se si aumentassero a 1.000 € tutte le pensioni minime inferiori a €515,58/mese per 13 mensilità, la spesa sarebbe €19,6 Mld, calcolo dell’Osservatorio Nazionale. Bazzecole.

E l’interruzione per un giorno della campagna elettorale? Incomprensibile e sterile slogan di partito.

Che dire dell’attacco dalla speculazione finanziaria, ingigantito e incupito dal Financial Time? Slogan siluro lanciato su idea di abili fondisti del liquame finanziario nostrano: Italia al rogo! A dispetto di uno spread piuttosto stabile, secondo i dati di S&P Global Market Intelligence, abbonata a giocherellare con l’outlook del nostro profilo, i titoli presi in prestito dagli Hedge fund per vendere allo scoperto i BTp italiani ammontano oggi a $39 Mld, livello massimo da gennaio 2008, l’anno della crisi dei mutui subprime. Slogan perverso: chi giocherebbe alle nostre spalle?

Votare per Salvini & C.? Arduo dilemma. Al meeting esibiva al collo il crocefisso Tau, simbolo dell’amore di Dio per gli uomini e segno di portatore di pace. Gli mancava la kippà ebraica. Resta comunque Segretario di un partito e gli effetti dal popolo di Pontida non possono mancare. Può continuare a gorgheggiare, non è difficile prenderlo in castagna quando bara. Mente agli italiani. Una cosa gli elettori devono esigere: sapere esattamente da che parte stanno i singoli protagonisti della vicenda politica italiana. Se, con il loro voto, l’asse della politica estera italiana si sposterà verso Washington e Bruxelles oppure verso Mosca e Pechino. E per capirlo devono pretendere limpidezza assoluta, escludendo ogni vaghezza e falso amor di patria.

L’idea di patria è quasi morta, grazie a Dio (Gustave Flaubert).

O mia patria si bella e perduta, qualcuno ancora bisbiglia dal Nabucco.

Il patriottismo è quando l’amore per il tuo prossimo viene per primo; nazionalismo è quando per primo viene il disprezzo per quelli della tua gente. (Charles de Gaulle).

Nello Stivale, il senso patriottico si è rintanato negli stadi e sui divani di fronte alle Tv. Sbuca ogni tanto, quando gli Azzurri scendono in campo. Solo una sfera di cuoio e 11 atleti fradici ci uniscono da nord a sud, da est a ovest. Chi saprà risvegliare davanti all’urna un guizzo di amor di patria?

(consultazione:    domani; il manifesto; la repubblica; il resto del carlino; libero; otto lanzavecchia – 24/08/2022 – le formiche; archivio il sole 24 0re; paolo mossetti – wired  05.07.2022)


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  1. Io capisco che prendersela con Matteo Salvini sia ormai diventato lo sport politico nazionale e di questo ormai non mi stupisco più, ma arrivare ad affermare che il nostro “garrisce al microfono, facendosi scudo con i dati delle Banche Centrali occidentali, per porre il dubbio se è vero che le sanzioni stiano alimentando la guerra perché colpiscono di più i paesi sanzionatori che Mosca” mi appare davvero troppo e spiego brevemente perché.
    Il vero punto non è se il Nostro garrisce, zirla o gracchia quando parla al microfono, bensì se i dati delle Banche Centrali occidentali di cui “si fa scudo” sono attendibili o meno.
    Per quanto alla simpatia o vicinanza del Nostro alla Russia o a Putin (e questo è un dilemma tutto da analizzare e razionalizzare), devo dire che, giusto o errato che sia, è stato comunque, nel recente passato, in buona compagnia di illuminati statisti della “sempre presa ad esempio Germania”, i quali non accontentandosi del gasdotto Nord Stream I hanno realizzato il Nord Stream II e che come presidente di Rosneft, società russa operante nel settore petrolifero e del gas naturale, hanno nominato addirittura un ex-Cancelliere, tra l’altro socialdemocratico.
    E devo ritenere che, data l’influenza germanica in ambito europeo, la UE, prima del 24 Febbraio 2022, fosse anch’essa favorevole ad un intensificazione delle relazioni commerciali con la Russia e quindi con Putin.
    Detto ciò ognuno manterrà la propria opinione sul Nostro, ma, sarebbe auspicabile, senza addossargli atteggiamenti o singolarità che non sono unicamente sue.

  2. Bravo Vincenzo! La lettura del suo intervento mi ha ulteriormente convinto, circa l’opinione che, col tempo, mi stava crescendo in testa, a proposito del leader (?) della Lega. Da tempo non reggo più la sua logorroica presenza su tutti i media tradizionali (non frequento i social), annaspando per tentare di recuperare almeno in parte l’enorme (e per me ingiustificata) massa di consensi che la sua compagna di coalizione (assai più furba e abile di lui)gli ha inesorabilmente rosicchiato megli ultimi mesi.
    Ma soprattutto non riesco a capacitarmi di come non si sia reso conto di quanto sia stato Putin il vero emulo di Hitler, usando con 70 anni di ritardo gli stessi metodi del modello nazista, per giustificare la guerra espansionistica cominciata con la Cecenia e continuata con Georgia, Crimea e Ucraina, per “difendere la parte russofona delle popolazioni”, senza chiedere il loro consenso, così come Hitler ha fatto coi Sudeti in Cecoslovacchia, e poi con gli Austriaci, e con la parte di Polonia che gli interessava per via di Danzica. L’Europa ha dormito, certo a molti faceva comodo anche per ragioni commerciali.
    Sinceramente mi auguro che gli Italiani vadano a votare ricordandosi di quanto sia stato non solo inopportuno ma gravissimo essersi liberati di un competente Presidente del Consiglio in un momento così delicato, solo per motivi di tornaconto personale, e che glie la facciano pagare con gli interessi. Questo vale anche per Berlusconi e Giuseppe Conte!

  3. Sono in grande trepidazione nell’attesa di leggere il tuo prossimo poema eroico sulle gesta auliche e sui sublimi risultati di personaggi politici del calibro di Enrico Letta – nei suoi trecento giorni da primo ministro –, di Carlo Calenda – nei suoi cinque anni di conduzione del MISE – di Matteo Renzi – nei suoi tre anni da primo ministro _.
    Così saprei chi ringraziare davvero per l’ottimo stato di salute della nostra Italia.

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