Dibattiti aperti – Stanza 1

1–2 minuti

Dibattiti aperti – Stanza 1

di Redazione

Nel Futuro desidera favorire lo scambio di opinioni ed il confronto di idee tra i propri lettori su temi di attualità e di interesse generale ed invita pertanto tutti a voler partecipare ai dibattiti che si sviluppano nelle sue “stanze” virtuali. Cliccate su Nuovo commento o su Rispondi (la prima volta il sistema vi consentirà di iscrivervi, se già non lo siete, e ricevere le opportune credenziali).Per ogni ulteriore informazione scrivete a redazione@nelfuturo.com.



Dibattiti aperti – Stanza 1

Negli ultimi mesi parecchi esponenti politici italiani hanno apertamente sconfessato precedenti affermazioni e prese di posizione, apparentemente immodificabili, con comportamenti o nuove dichiarazioni del tutto contraddittorie.

Può questo ingenerare una grave sfiducia degli elettori nei confronti della politica e della democrazia rappresentativa?

 

Redazione

0 risposte a “Dibattiti aperti – Stanza 1”

  1. Sì, probabilmente la maggioranza degli elettori dotati di qualche senso critico (ma non sono poi così tanti) si aspetta sempre un atteggiamento il più possibile coerente dai propri eletti, e anche da tutti gli altri.
    Questo non potrà mai succedere in un contesto qual è la democrazia rappresentativa, in cui è necessario acquisire voti per riuscire ad essere eletti.
    Tanto più ora, che i mezzi di comunicazione tradizionali sono stati soppiantati dai social networks, e che diventa importante cavalcare le mode vincenti.
    La democrazia può essere ancora il minore dei mali, speriamo che la sua attuale fragilità non ne determini il crollo.

  2. Dicevano i vecchi latini “pacta sunt servanda” che, in termini più prosaici, dovrebbe tradursi in “mantieni fede alla parola data”, perché è su questo che si basa un rapporto di fiducia, di rispetto e quindi di riconoscimento del principio di autorità.
    Naturalmente, in prima battuta devo credere alle ”dichiarazioni programmatiche” della politica e confidare che farà tutto il possibile per “realizzarle nella pratica”, solo a posteriori potrò apprezzare l’efficacia della sua azione.
    Tuttavia, osservando le recenti vicende, mi trovo nell’“antipatico” stato d’animo di “non credere più minimamente” a qualsiasi dichiarazione pubblica venga fatta.
    Che senso ha perdere tempo a leggere i giornali, guardare i telegiornali, assistere ai talk-show (“spettacolo della chiacchiera”, appunto!), avendo la certezza che tutto ciò che viene affermato oggi sarà totalmente disatteso domani?
    La sensazione è che anche i “grandi media” invece di smascherare pubblicamente la veridicità della affermazioni dei politici, si limitano a fare da megafono alle “veline” che essi gli propongono quotidianamente, mentre i nuovi “social media” mi appaiono come un inutile chiacchiericcio in libertà.
    Questa sensazione mi mette a disagio e comincia ad insinuarmi il dubbio sulla efficacia dell’attuale “sistema politico”.

  3. Anche se le ultime vicende mi hanno lasciato stranito rispetto ai salti della quaglia, pensandoci bene, non credo che tutto ciò possa chiamarsi veramente trasformismo ma piuttosto opportunismo.
    Il trasformismo è, secondo me, essenzialmente ideologico e si è sempre verificato.
    Pensiamo al trasformismo della sinistra liberale convertitasi nei confronti della conservatorissima monarchia umbertina. Che dire poi di Mussolini, che da internazionalista diventa nazionalista nel 14 in buona compagnia con molta della sinistra europea.
    Nel dopo guerra l’icona della sinistra, Enrico Berlinguer, per uscire dal cul de sac sovietista invece di aprire ai socialisti propugnò il compromesso storico, non con la sinistra cattolica ma con l’intera DC.
    Per non parlare poi di Fini, che trasforma il MSI da Partito nostalgico socialisteggiante alla Mussolini del dopo 43, in un liberalismo ancora un po’ nazionalista, ma solo quel tanto che basta per non scontrarsi con l’alleato Bossi, e infine approdare verso un sinistrismo antiberlusconiano,
    Negli ultimi tempi la svolta più vistosa è quella di Salvini che porta la Lega dalla secessione al nazionalismo sovranista.

    In ogni caso questi mutamenti, anche se paiono repentini hanno una loro maturazione che poco ha di personale ma è la conseguenza dei cambiamenti della società oltre che dalle legittime ambizioni dei leader che li cavalcano.

    Altra cosa sono le alleanze che devono scandalizzare molto meno.

    Stiamo assistendo alla ricomposizione di una destra e una sinistra entrambe di tipo passatista.
    La liquidazione di Berlusconi rilancia una destra nazionalista venata di fobie che se non propriamente razzista sono tuttavia una possibile anticamera. E una sinistra che dopo le disavventure Grilline, si ricompone anch’essa su posizioni che fanno più riferimento a quelle del vecchio PCI piuttosto che a quelle di una sinistra liberale.

    La quasi totale mancanza di un centro moderato è la vera novità. Per anni c’è stato l’avvicinamento di quasi tutti i partiti verso il centro, oggi è avvenuto il contrario con un fenomeno centrifugo che non ha nulla a che vedere con l’elettorato italiano.
    Oggi si parla di tradimento del volere degli elettori tra due schieramenti che si dividono i voti politici fifty, fifty, ma che a ben osservare non li rappresentano entrambi.

    Dunque, facciamo una distinzione tra il trasformismo ideologico che in questo momento mi pare quello dei 5Stelle che però è iniziato dal giorno dopo la nascita ufficiale del Movimento, e il trasformismo tattico, dovuto essenzialmente alla frammentazione e alla mancanza di leggi elettorali che favoriscano le coalizioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *