Cerchiamo Dio da millenni

2–3 minuti

Cerchiamo Dio da millenni

di Alessandra Tucci

George Henry Boughton (Norfolk, UK, 1833 – Campden Hill, London, 1905) – Woman kneeling in Prayer

Cerchiamo Dio da millenni e da millenni lo cerchiamo scrutando il cielo, spalle alla terra e alla gente che sulla terra si è ritrovata a vivere insieme a noi per uno strano destino che liquidiamo come caso genetico. O come dono divino sul quale però non ci interroghiamo mai. Mai veramente.

Preghiamo Dio e lo facciamo nella penombra di chiese fredde nei loro ghirigori barocchi o chiaroscuri rinascimentali, inginocchiati davanti ad un altare e mai davanti a noi stessi. Mai davanti al mondo, mai veramente davanti alla vita.

Dipingiamo Dio con l’impalpabile floridezza di una nuvola o con il luminescente candore di una colomba, come un fascio di luce che attraversa la scena ma non la riscalda, non la rischiara.

Mai gli diamo i tratti caldi dei nostri affetti più cari, mai il sorriso dei nostri amici, non ne abbiamo il coraggio e questa nostra viltà la chiamiamo rispetto.

Quando in gioco c’è Dio le risate si ingoiano e inghiottono d’un fiato, le luci si smorzano, i capi si chinano e si velano i cuori, i corpi si soffocano e si asfissia ogni epidermica emozione, si sfocano i colori, gli istinti si imbrigliano e si sbrigliano i sermoni.

Quando in gioco c’è Dio il discorso si fa serio e con serietà indossiamo le nostre tonache di costrizione, pentimento, penitenza, riverenza, prostrazione. Per contrattare con il cielo o con la terza dimensione un aldilà al prezzo spropositato e iniquo del nostro aldiqua.

Quando in gioco c’è Dio squalifichiamo la vita.

Voltiamo le spalle alla terra e a chi con noi è su questa terra, scalciamo sul mondo e dentro la vita per le ginocchia doloranti sul legno rugoso dell’adorazione, cancelliamo con la vernice scivolosa della iconografica venerazione i tratti dell’essere umano e su una base asettica e anaffettiva disegniamo i contorni della nuvola divina.

Spegniamo risate, luci, emozioni, sensazioni, istinti e persone, dismettiamo la vita e indossiamo la colpa di vivere intrecciata in cilici e grezze tuniche dai nostri demoni danteschi.

E da qui, così conciati, cerchiamo il nostro Dio. Su, nel cielo. O nella terza dimensione.

Eppure.


0 risposte a “Cerchiamo Dio da millenni”

  1. Alessandra,
    molte volte ho letto, pesato e riletto il tuo pensiero. A te mi avvicino e in una donna mi immedesimo, la donna alla ricerca di Dio. Queste parole affido alle sue labbra e al suo cuore. Nei suoi panni mi pongo, così si usa dire. A modo mio lo faccio, vorrei saperlo fare e così titolo il mio pensiero:

    Troviamo Dio da millenni

    Smarrita e dubbiosa quel giorno era entrata e piegata in ginocchio, così ricordava,
    coraggiosa e assetata, disperata e infuocata, parlava e piangeva, umilmente chiedeva, per capire e sapere.
    Non tendeva la mano né implorava, gridava alto la sua voglia di virtù e incredula della forza che le saliva dal profondo, lei la fede chiedeva.
    Perché credere? A che vuoi tu che io creda? Come credere se neppure so in cosa non credo? Dammi la fede esigeva e comandava, insisteva e a più non posso guaiva malata
    e le vetrate di luce l’avevano fasciata, le navate a Lui l’avevano guidata. Alle sue spalle non c’erano Agostino o Platone, Ignazio o Teresa a suggerirle la sostanza, la materia e la forma, il dogma e l’anima, l’essere e lo spirito, c’era lei, lei sola e sincera, e Lui, Lui solo, che tutto ascoltava e anni dopo, molti anni da allora non le era parso vero, ancora Lui, che tutto intendeva, nulla aveva dimenticato e a lei aveva bussato e le aveva parlato e svelato che coraggio e pretese e la virtù e la fede invocate quella mattina, erano state la sua prima preghiera.

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