Antropologia 4.0
di Achille De Tommaso

Daas (Contemporaneo – Kobe, Japan) – Asimov – 2013
Rivoluzione Antropologica: ecco ciò che ci promette “Industry 4.0”
« Le leggi della storia sono assolute come quelle della fisica, e se in essa le probabilità di errore sono maggiori, è solo perché la storia ha a che fare con gli esseri umani che sono assai meno numerosi degli atomi, ed è per questa ragione che le variazioni individuali hanno un maggior valore. »
(Bayta Darell, Fondazione e Impero, cap. 11)
Se Asimov si svegliasse oggi e si guardasse attorno, direbbe sicuramente: ”L’avevo previsto!”, con un anticipo di, diciamo, 65 anni.
Tra le tante cose, infatti, che Asimov scrisse, di particolare fascino è la sua “Psicostoria”; ossia quella sua scienza immaginaria, presente nei libri del ciclo della Fondazione, in grado di prevedere l’evoluzione della società umana. I presupposti della Psicostoria sono statistici e molto verosimili dal punto di vista scientifico teorico (Asimov, come sapete, era anche uno scienziato) perché si basano su un numero elevatissimo di dati: secondo la Psicostoria, infatti, uno dei cinque presupposti per rendere valida una previsione, è che si faccia su un numero minimo di un centinaio di miliardi di intelligenze umane. Il che, in un’epoca molto futura, in cui i mondi conosciuti e raggiungibili sono miliardi di miliardi, rende plausibile la raccolta di dati in tale quantità. Ma una delle parti più interessanti della Psicostoria è nel fatto che esisteva una sola, limitata, élite di personaggi in grado di sapere come raccogliere i dati e come interpretarli. Questo talento, dava quindi a questa élite un enorme potere; poiché erano in grado di prevedere il futuro.
E questa è la sfida che oggi dobbiamo affrontare, all’alba di “Industry 4.0”. Trovare i dati; leggerli e applicarli; per il futuro delle nostre aziende; e magari anche per il presente.
Cosa sia “Industry 4.0” non è chiaro a molti; ma una cosa è certa: NON E’ RELEGATA AL COMPARTO PRODUTTIVO E MANUFATTURIERO, MA PERMEA TUTTA LA CATENA DEL VALORE. INTERNO ED ESTERNO ALL’AZIENDA. Prodotti intelligenti, interconnessi, che comunicano con gli utenti e con altri sistemi, forniranno a loro volta nuovi modelli di business digitali che sfrutteranno i dati raccolti per offrire servizi aggiuntivi e magari in modalità “as-a-service”. Prodotti che, sistemati nelle catene produttive e collegati con la vendita, moduleranno la produzione non solo sulla base quantitativa, ma anche sulle prestazioni e sulla qualità. Un “just in time” immediato; con reazioni in tempo reale sia delle catene di vendita, che di quelle di marketing, di montaggio e finanziarie. Questo è il nucleo dell’industria digitale 4.0: sistemi interconnessi, molto intelligenti, che non solo creano una catena del valore ad ampio spettro, ma sono in grado di farla evolvere, con minimi tempi di attesa; ascoltando le richieste di mercato e quelle interne all’azienda (es. pianificazione finanziaria e logistica).
Ma dal punto di vista umano cosa comporta?
Prima di rispondere alla domanda desidero mettere in luce due punti:
Primo: poiché la pianificazione di un prodotto (intesa ad ampio spettro: dalla individuazione della necessità del cliente, alla ingegnerizzazione, costruzione, promozione e vendita) verrà fatta da macchine, essa sara’ OGGETTIVA. Ossia non dipendera’ più molto dal talento del direttore Marketing, o da quello Vendite, o dal Direttore di Produzione; ma dipenderà soprattutto dal TALENTO DI CHI SAPRA’ RACCOGLIERE I DATI, INTERPRETARLI E ADOPERARLI. Un po’ come il talento della élite di psicostorici nei libri di Asimov.
Secondo: molti prodotti e servizi diventeranno “commodities” ; ossia beni per cui c’è domanda ma che sono offerti senza differenze qualitative sul mercato e che sono fungibili indipendentemente da chi lo produce. La disponibilità, infatti, di software e piattaforme a basso prezzo per pilotare sistemi aziendali “industry 4.0”, renderà possibile, anche a piccole e medie aziende, di produrre beni avanzati con tecniche di ottimizzazione che potevano permettersi, prima, solo le grandi aziende. Se siete curiosi di questo aspetto, andatevi a leggere qualcosa sulla piattaforma open-source “Arduino”; oppure su la “libelium”, studiata appositamente per e-Health. Il prodotto non sarà più (come in un supermercato) la parte più importante della catena del valore; ma gli elementi strategici saranno altri; come logistica, soddisfazione e fidelizzazione del cliente, capacità di gestione finanziaria flessibile, eccetera. Tutte funzioni pilotabili da “dati”.
Ci sarà una pletora di nuove tecnologie da utilizzare: sensori a basso prezzo e miniaturizzati, sistemi di gestione meccanica remotizzati, apparati indossabili, realtà virtuale e “augmented humanity”; apparati che daranno la possibilità di filtrare le conversazioni da altri rumori o di produrre fotografie immediate con la visione pupillare; oppure che saranno in grado di capire il gradimento di una particolare musica, in base alla frequenza cardiaca. Tutte tecnologie che produrranno “dati”.
Tutte tecnologie e piattaforme disponibili per tutti e in ogni parte del globo; più o meno nello stesso momento; tutte tecnologie che hanno l’Uomo come riferimento. O per sostituirlo con funzioni fatte da macchine che operano sulla base di dati inseriti in maniera dinamica; oppure mettendolo al centro di una grande “consolle di comando” che viene condotta in base ai dati preventivamente raccolti.
In entrambi i casi l’evoluzione antropologica sarà enorme; in entrambi i casi, forse in tutti i casi, l’Uomo dovrà gestire soprattutto Dati.

0 risposte a “Antropologia 4.0”
Interessantissimo articolo. I romanzi della fondazione li ho comprati quando Mondadori li pubblicò su Urania. Li conservo gelosamente nella mia biblioteca. Hai ragione dopo tanti anni Asimov esce dalla fantascienza per entrare nel futuribile. Chissà chi sarà il Mule?