Social, Media, Womenomics.
13/11/2013
Si può essere autorevole, a 50 anni, su una rivista che si chiama nelfuturo.com? e su quale argomento?
Me lo sono chiesto quando Gianni mi ha invitato a scrivere qualcosa per questo nuovo progetto editoriale e, riflettendo su cosa avessi fatto recentemente, che potesse adattarsi ai suoi lettori, la risposta è venuta da sola: social, media, womenomics[1].
Nonostante i miei trascorsi di pioniere delle tecnologie, che mi hanno portato ad essere fra i primi utenti italiani di Linkedin, avevo sempre guardato con sospetto ad altri social media, come Facebook e Twitter, per diversi motivi: il tempo necessario a seguirli, le opinioni e l’inevitabile schieramento, l’immagine che ne deriva e che in ambito professionale può essere fuorviante. Ad aprile di quest’anno, la scelta di prendere un anno sabbatico, per impostare un nuovo corso lavorativo, ha cambiato la mia prospettiva ed ho deciso di creare i miei profili sui due media e dedicare del tempo a comprenderli ed a studiare le migliori strategie di contenuto e di comportamento per aumentare il networking ed i follower.
Cercare di comprendere quali filoni professionali potessero essere più interessanti per il mio futuro mi ha portato anche a scandagliare la rete come fonte informativa, per identificare gli argomenti su cui si concentra il cosiddetto “information hype” e che hanno quindi le potenzialità per catalizzare una discussione online. E, grazie al suggerimento di un amico, ho scoperto Flipboard, che con una interfaccia di una semplicità e di una usabilità estreme, mi permette di selezionare e leggere velocemente articoli da tutte le fonti giornalistiche online come se sfogliassi una rivista, e anche di rendere pubblica la mia selezione.
Dopo alcuni tentativi, ho scelto due argomenti su cui concentrarmi, che da sempre mi appassionano: la tecnologia, su cui ho orientato l’interattività su Linkedin, e il contributo femminile alla crescita economica e sociale, su cui ho iniziato a interagire su Facebook e Twitter e pubblicare su Flipboard, in una rivista che ho creato: “Women! – dalla parte delle donne”.
Tralascio il primo argomento, sul quale potrà essere interessante tornare in altri interventi, e vi faccio la (radio) cronaca di un paio di settimane di interazione – via (social) media[2] – sul tema della condizione femminile, sia professionale che sociale:
«La settimana del 5 agosto è una settimana febbrile, caratterizzata dall’approvazione del decreto legge sulla sicurezza che contiene, fra l’altro, nuove norme per contrastare la violenza sulle donne. Due aspetti fanno molto discutere stampa e rete: la mancanza di norme sull’educazione, la prevenzione ed il supporto dei centri anti-violenza e l’eccessiva enfasi sul femminicidio posta dal governo nel presentare il decreto, tralasciando altri aspetti ivi contenuti, come l’art.10 che introduce pene più severe per l’accesso abusivo a cantieri (i.e. no-TAV).
Le notizie raccolte dalla stampa italiana e dai blogger – da me commentate su Twitter e Facebook e pubblicate su Women! – rendono atto a questo tema, recuperando alcuni spunti su buone prassi già seguite in altri paesi, quali il Metodo Scotland in UK e il trattato internazionale CEDAW (Convention on Elimination of all Discrimination Against Women).
A livello internazionale (con alcuni timidi riflessi sulla stampa nazionale) si discute molto di women empowerment, spaziando dall’impatto economico della maggiore diversità di genere nei CDA delle grandi aziende, alle caratteristiche che assume o dovrebbe assumere la leadership al femminile, al mai sopito dibattito sulla conciliazione dei tempi fra famiglia e lavoro.
Spunti interessanti su questo ultimo tema tornano anche sulla stampa e sulla rete nazionale, su cui si discute dell’effetto dei bonus per nidi e baby sitter, sulla libera scelta di ogni donna di avere o non avere figli, su come la crisi stia rendendo sempre più difficile un giusto bilanciamento fra desiderio e possibilità di avere figli e su come questo impatti sull’allargamento del gap salariale fra uomini e donne.
La settimana si conclude con una carrellata dei grandi successi sportivi delle italiane (fra cui molte neo-mamme) nel tiro a volo e nella scherma e su alcune grandi donne le cui azioni sempre dovrebbero ispirarci.»
«Educazione, è la parola che meglio sintetizza le notizie intorno al tema delle donne nella settimana del 12 agosto: educazione come strumento di empowerment ed educazione come strumento di cambiamento culturale indispensabile a fermare la scia della violenza.
Women! ed i miei interventi su Twitter e Facebook testimoniano anche questa settimana la poliedricità dell’universo femminile, con l’accento posto sulle ricette per contrastare il femminicidio (per la prima volta anche maschili, con un articolo di Beppe Severgnini per il Corriere) e con la ricchezza di interventi, prevalentemente sulla stampa internazionale, relativi a:
- Flessibilità necessaria per consentire alle donne l’ingresso nel mercato del lavoro e discussione sui congedi parentali (vedi eclatante caso di Hunter Mahan);
- Salary gap, che si attesta al di sopra del 18% e inevitabilmente incide anche sugli aspetti previdenziali;
- Mix di genere che garantisca una adeguata diversità di prospettiva e di leadership, nei CDA come nelle aziende.
E come ogni settimana aprono e chiudono la rassegna grandi donne che possono e devono diventare modelli per tutti.»
Potrei continuare, tuttavia il copione si ripete, pressoché analogo, tutte le settimane, con i media italiani sempre molto concentrati su fatti di cronaca ed al più sul tema della conciliazione famiglia-lavoro, mentre i media internazionali sono più orientati a tenere vivo il dibattito del contributo femminile alla crescita economica. Inoltre, testate prestigiose quali il NY Times, il Guardian, Forbes, l’Harward Business Review pubblicano quasi quotidianamente articoli dedicati al lavoro femminile ed alla diversity, in Italia la diffusione di notizie sulla womenomics è appannaggio di associazioni femminili, con l’eccezione notevole del Corriere della Sera, con le blogger de “La 27^ Ora”.
In parole povere, mi bastano 4 o 5 hashtag[3] per riassumere tutte le discussioni in corso sull’argomento della mia ricerca e, quello che è più interessante rilevare come risultato è che:
Su Twitter, raggiunta la soglia critica di circa un migliaio di tweet, la focalizzazione ha premiato: 475 follower – contro una media italiana di 200 – quasi tutti estranei al mio network personale e professionale. La cassa di risonanza è buona, con buon grado di retweet, soprattutto sulle notizie internazionali. La permanenza delle notizie è effimera, motivo per cui stanno nascendo sempre più strumenti per selezionarle e riproporle: di questi giorni la notizia che lo stesso Twitter ha introdotto “custom timelines”, uno strumento per collezionare e riproporre liste di tweet su determinati argomenti, ma esistono già strumenti più consolidati come Twylah[4].
Su Facebook, non è sufficiente discutere di temi caldi e focalizzarsi per fare audience: apparentemente su questo media gli amici sono molto più interessati ad interazioni di tipo personale e, per attrarre l’attenzione, una vignetta o una foto valgono più di mille parole.
La mia rivista Women! su Flipboard, con quasi 2.000 articoli collezionati, ha raggiunto 4.395 lettori e più di 105.000 pagine lette, e il successo continua al ritmo di circa 100 nuovi lettori al giorno.
A mio avviso, quest’ultimo è il risultato più eclatante della mia piccola sperimentazione, che conferma alcuni punti cardine dell’innovazione mediatica e tecnologica che ha caratterizzato gli ultimi anni:
- Il contenuto prevale sul media (Jeff Bezos, con l’acquisto del Washington Post, lo testimonia).
- L’usabilità e l’efficienza di ogni nuovo strumento è determinate per il suo successo e la sua sostenibilità[5] e su questo punto lo spazio per l’innovazione è virtualmente infinito.
- Qualunque sia lo stile del media prescelto, la coerenza di rappresentazione (della persona o dell’azienda) è quella che premia.
[1] Womenomics è un neologismo coniato dall’Economist nel 2006 (riprendendo le tesi di una analista di Goldman Sachs del 1999) per definire la teoria economica secondo la quale il lavoro delle donne è oggi il più importante motore dello sviluppo mondiale.
[2] Le parentesi non sono casuali, l’osservatore accorto avrà già notato che le discussioni sul web e soprattutto le tendenze di twitter sono fortemente orientate dal contenuto dei media tradizionali: TV e prime pagine dei giornali.
[3] Gli hashtag sono un tipo di tag utilizzato in alcuni social network per creare delle etichette e raggruppare i post sul medesimo argomento
[4] Per chi volesse dare un’occhiata a come funzionano: http://goo.gl/YQa2hx
[5] Per chi volesse sperimentarlo, Women! è online all’indirizzo http://flip.it/2kiYq
