Segnali contrastanti.
06/05/2014
Colgo segnali contrastanti, che non riesco ad interpretare in modo chiaro, lasciano pensieri.
Apparentemente l’economia generale non sta migliorando, e se lo fa lo sta facendo è in modo molto lento, ed i miglioramenti non portano a riduzione dell’indice di disoccupazione o ad un miglioramento dei livelli salariali, paradossalmente lo potranno fare aumentare ancora, aumentando le attività a “basso indice di manualità”.
Però, alla vista, magari i dati reali sono diversi, i centri commerciali sono affollati come sempre, quando ti azzardi ad andare a mangiare fuori i ristoranti, quasi tutti, sono affollati, non ostante prezzi francamente alti rispetto allo standard medio europeo, e anche i “ponti” sono sempre ben frequentati, e le persone che ci vedi sono quelle che in ipotesi dovrebbero essere più toccate di altre.
Quindi ?
I negozi cosiddetti di vicinato soffrono per la concorrenza delle grandi superfici, le quali a loro volta temono per la crescita delle vendite via e-commerce.
Però nessuno (o pochi) osa o si impegna per sviluppare una modalità diversa di esistenza e presenza, che ne permetta la tenuta o la crescita efficace, si accontentano forse di allontanare la fine, di difendere l’indifendibile, pur di non fare una passo diverso da quello del giorno precedente, e quindi vedi proliferare le aperture domenicali, gli orari estesi.
Quindi ?
La mia visione MOLTO PARZIALE mi dice che le relazioni economiche tra aziende son ancora molto sofferte, potresti lavorare quanto vuoi, potresti vendere tutto e anche di più, sempre che abbia i fondi per andare avanti e non pretenda di essere pagato non dico subito, ma almeno nei termini concordati. Succede, ma solo se la controparte è un privato, o una mosca bianca.
Tutti hanno la scusa che qualcun altro a monte li fa stare in sofferenza, aspettano che sia un altro a fare il primo passo, tutti a dire che è colpa dei 60-80 MLD di € che la PA non ha ancora versato alle imprese, scandaloso, ma perché coinvolge anche chi con la PA non ha niente a che fare professionalmente?.
Quindi ?
Non parliamo di occupazione giovanile e di quella delle persone che avrebbero potuto essere prossime alla pensione, per carità. Spesso poca disponibilità da entrambe le parti per i primi, oggettivo e colpevole oblio per i secondi, che invece tanto avrebbero ancora da dare. Risultato, impoverimento medio della qualità del lavoro, poco o nulla crescita professionale dei giovani, avvilimento delle capacità di chi è avanti con gli anni.
Corresponsabilità tra chi non offre, chi non accetta, chi non vuole rimettersi in gioco in una nuova posizione, che prevede un cambiamento uno studio, un rischio di insuccesso.
Quindi ?
Recentemente ho incontrato una persona interessante, che da una posizione di osservatorio molto privilegiata in una zona di Italia tra le più vivaci imprenditorialmente, e una volta anche ricca, ci diceva come secondo lei la situazione non è ancora così grave da determinare una presa di coscienza generale nelle persone, e quindi nelle imprese, che è necessario cambiare approccio, smetterla di cercare di vivacchiare o avvantaggiarsi a scapito degli altri, riportare i rapporti ad un livello di trasparenza e di mutua fiducia. Siamo ancora a livello del “io mi arrangio e gli altri chissenefrega”
Penso abbia ragione, ma penso anche che chi è cresciuto anche professionalmente avendo come riferimento SOLO il modello relazionale della “milanodabere” farà molta fatica a cambiare.
Quindi ?
Chi può dare una mano è bene che si faccia avanti, dando il buon esempio ed agendo in modo coerente.
Ah già il buon esempio, lo vediamo nelle piazze, in Tv e nel comportamento degli esponenti che rappresentano il Paese.
Se è vero che il Paese dà il meglio di sé nelle difficoltà, questo è il momento.
