Parliamo di energia.
29/10/2013
Parlare di energia in Italia è un tema ostico: troppi interessi in gioco, troppe contraddizioni, troppo difficile orientarsi fra le lusinghe del “politically correct” (energie rinnovabili, riduzione dei consumi delle emissioni CO2), le critiche ai ricchi incentivi al fotovoltaico (pagati dai consumatori) che hanno favorito la speculazione, reso urgenti investimenti di aggiornamento alla rete elettrica nazionale, e messo in difficoltà le grandi aziende di energia elettrica e gas.
Del resto la voce suadente di Toni Servillo (che afferma “diamo all’energia energia nuova” nel tentativo di associare alla parola energia valori positivo quali progresso, ricerca, sviluppo economico e sociale,…) stimola forse qualche curiosità e un desiderio di approfondimento.
Partiamo dall’inizio
La crescita della ricchezza e del benessere degli ultimi 50 anni ha causato un notevole sviluppo dei consumi energetici, quindi una notevole dipendenza dai combustibili fossili (petrolio e altri idrocarburi, carbone in tutte le sue forme e gas naturale).
L’Italia ha scarsissima autonomia di approvvigionamento dalle fonti energetiche fossili. Questo comporta un aumento non controllabile dei costi energetici e di fatto una dipendenza dagli “incumbent” (che detengono il controllo dell’importazione di gas naturale, di petrolio, e di energia elettrica), a meno di ricorrere alle energie rinnovabili (idroelettrica, eolico, fotovoltaico, biomasse), di cui il nostro paese è abbastanza ricco.
Alle criticità di dovere dipendere economicamente dall’estero si aggiungono i problemi di inquinamento e le conseguenze sul clima, per fronteggiare i quali l’8 marzo 2007 l’Unione Europea ha approvato il “Pacchetto clima-energia 20-20-20” che prevede entro il 2020:
- ridurre di almeno il 20% rispetto ai livelli del 1990 le emissioni di gas serra derivanti dal consumo di energia;
- raggiungere una percentuale del 20% di energia da fonti rinnovabili sul totale di quella consumata. In aggiunta raggiungere una quota minima del 10% per i biocarburanti nel totale dei consumi di benzina e gasolio per autotrazione
- ridurre del 20% i consumi energetici finali rispetto alle proiezioni per il 2020.
Da qui la necessità di ricorrere agli incentivi.
Arriviamo al presente
Nel 2012 la produzione di rinnovabile in Italia è stata del 27% (di cui 51% idroelettrico, 20% fotovoltaico, 14% eolico, 15% fra biomasse e geotermia-fonte GSE luglio 2013) anticipando di fatto gli obiettivi fissati per il 2020. Di questa buona parte è data da fotovoltaico che costa di incentivi quasi 7 miliardo l’anno, pagati dai consumatori attraverso la componente A3 della tariffa (circa 60 Euro su una spesa annuale di circa 500 Euro)
A seguito della crisi i consumi elettrici si sono ridotti notevolmente (nei primi nove mesi del 2013 la domanda di energia elettrica è risultata in flessione del 3,7% rispetto al corrispondente periodo del 2012- fonte TERNA).
La rete elettrica nazionale, non preparata a “smaltire” l’energia prodotta dagli impianti non programmabili (fotovoltaico ed eolico producono in funzioni delle condizioni atmosferiche e non in funzione della necessità del momento) richiede importanti investimenti di adeguamento.
Chi più chi meno, tutti si lamentano:
Assoelettrica, le cui aziende associate avevano investito a partire dal 2001 in centrali termoelettriche (alimentate a gas),più efficienti e meno inquinanti, sono costretti a ridurre la loro capacità produttiva allungando i tempi di rientro dell’investimento.
GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) minacciata da una riduzione retroattiva degli incentivi (già accaduto in Spagna) piuttosto che dalla spalmatura degli incentivi in un arco temporale.
ENI ed ENEL, insieme ai principali gruppi energetici europei, esercitano tutte le pressioni possibili per imprimere una netto cambio di rotta alla strategia energetica europea.
I consumatori chiedono un abbassamento della bolletta.
Lamentele legittime, e la “coperta è comunque troppo corta”.
E’ certamente vero che gli incentivi, in particolare quelli al fotovoltaico, hanno favorito la realizzazione di grandi impianti (e quindi la speculazione e i disagi sulla rete), anziché la costruzione di piccoli impianti di autoconsumo che ne sarebbero stati la destinazione più naturale.
Ma ormai il danno è fatto, e mentre i nostri governanti cercano di “aggiustare il tiro” degli incentivi (il fotovoltaico garantisce una rendita finanziaria ventennale pagata dai consumatori in bolletta), Terna investe in accumulatori e in interventi sulla rete, le aziende che si sono occupate di fotovoltaico diversificano il modello di business, credo sia opportuno mettere in evidenza gli aspetti positivi che ci sono e sono innegabili.
Gli incentivi hanno infatti avuto il merito di sviluppare il mercato delle rinnovabili determinando una notevole riduzione dei prezzi, favorendo l’evoluzione tecnologica, creando competenze importanti anche esportabili all’estero (le aziende italiane hanno l’esperienza e il mix di offerta necessari a colmare l ’ ” energy divide” dei paesi in via di sviluppo)e una maggior sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti delle energie verdi.
Auguriamoci a questo punto che la voce suadente di Toni Servillo (a prescindere dal cane a sei zampe che l’accompagna) aiuti a sensibilizzare tutti sulla parola energia, stimolando una maggior consapevolezza dei consumatori su quale energia sia meglio consumare e su come potere risparmiare.
L’informazione e la cultura sui temi dell’energia sono infatti l’unico vero strumento a disposizione dei piccoli consumatori (residenziali e PMI) per ridurre l’impatto della bolletta sui bilanci familiari e aziendali.
