L’e-commerce: un’opportunità per l’economia italiana.

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L’e-commerce: un’opportunità per l’economia italiana.

28/09/2013

Alcuni giornali nelle scorse settimane hanno riportato l’idea di un consigliere regionale della Lega Nord di imporre una tassa sui prodotti che vengono venduti online per proteggere i negozi della regione lombardia strozzati dalla crisi. Sembra che sia solo una proposta. Speriamo resti tale.

La crisi economica è internazionale ma sta pesando meno sui paesi che hanno industrie forti e una voce importante della loro politica economica rappresentata dalle esportazioni. La Germania ne è l’esempio eclatante. L’italia dall’inizio della crisi non ha fatto molto per arginare la drastica diminuzione di esportazioni, in particolare verso i Paesi dell’Unione Europea. Nel primo trimestre del 2013 ha perso circa 2,8 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2012, cioè circa 30 milioni di euro al giorno. I motivi sono molteplici ma uno su cui vorrei far riflettere è la mancata reazione da parte delle Istituzioni e delle aziende alla pesante crisi.
Sembra che l’Italia, oltre che dalla crisi, sia stata colpita da una paralisi totale.
Al contrario sempre più prodotti venduti in Italia sono prodotti da paesi esteri, sia dell’ Unione Europea ma anche dell’Asia e del Sud America. Basta guardare nei mercati e nei negozi il “made in…“ ., sempre più spesso è di Cina, India, Taiwan o di paesi del Sud America.
Un canale di vendita che ha permesso a molte aziende straniere di entrare negli altri mercati, compresa l’Italia, ed affermarsi velocemente è stato l’e-commerce.

A livello mondiale il fatturato da e-commerce nel 2013 supererà i mille miliardi di dollari e si prevede che nel 2020 potrà arrivare a sfiorare i 1,3 trilioni di dollari* . Ovviamente i paesi Asiatici la faranno da padrone in quanto la fascia di borghesia medio alta sta crescendo velocemente e notevolmente. Rappresenta quella fascia di età compresa tra i 35-45 anni che punta direttamente al web.

L’Italia, nella classifica Europea, occupa il 5° posto ma i tassi di crescita sembrano incoraggianti. Nel 2011 il mercato è cresciuto del 32%, nel 2012 è cresciuto ancora del 25% e nel 2013 del 22%, cioè supererà i 21 miliardi di dollari.
*(Fonte: eMarketer)
La crisi ha colpito duramente i consumi e la produzione di beni e servizi. Molti imprenditori si trovano costretti a chiudere le proprie attività e quelle maggiormente colpite sono le medie imprese che specialmente in Italia sono caratterizzate dalla produzione artigianale del prodotto e basano i loro ricavi sul mercato interno.

La forza del Made in Italy, caratterizzata dalla qualità del prodotto, dall’eccellenza nello stile e nella creatività, è cosa nota ed è il punto di forza dal quale l’economia italiana deve ripartire. Le grandi aziende negli anni passati hanno iniziato ad approcciare il web e il mondo dell’e-commerce allargando le vendite anche a Paesi esteri. In un primo tempo hanno iniziato ad utilizzare la rete come strumento per incrementare la propria visibilità e poi hanno implementato anche negozi on-line.

Confrontando diverse indagini di mercato ed articoli sull’argomento emerge la fotografia di come stia evolvendo questo mercato*. Le imprese italiane che vendono on line sui mercati internazionali sono circa il 30% ed hanno ottenuto, mediamente, il 27% del fatturato dall’estero, in particolare dall’Europa. Per le aziende che hanno concentrato le vendite on line solo nel mercato italiano, circa il 45%, il peso del fatturato proveniente dall’estero pesa invece solo il 4%.
Dai numeri che emergono sia a livello internazionale che nazionale è chiaro che è in atto una rivoluzione culturale. Ormai è di uso comune, prima di effettuare un acquisto, piccolo o grande che sia, consultare il sito dell’azienda per approfondire le caratteristiche del prodotto/servizio, confrontarlo con altri, informarsi sul prezzo e sulla qualità oltre a cercare eventuali offerte speciali.

Proprio nei giorni della “ Fashion Week” milanese, il marchio di moda, Pinko, lancia un nuovo concept store, denominato “ hybrid store” cioè un negozio che integra reale e virtuale. Praticamente il cliente che va nel punto vendita troverà tutta la collezione disponibile ma anche capi ed accessori non presenti nel negozio. Potrà sceglierli e selezionarli sfogliando un catalogo digitale, attraverso mega schermi connessi ad Internet che arrederanno il negozio. Tutti i look di Pinko, potranno essere ordinati via web, se non disponibili nel punto vendita e consegnati entro 48 ore direttamente a casa del cliente.
Questa idea, sicuramente innovativa punta ad aumentare la rotazione dei prodotti , ad aumentare la frequenza di visite nei negozi e la fidelizzazione dei clienti oltre alla loro soddisfazione. Nello stesso tempo è un ottimo strumento per abbattere i costi di personale, diminuire l’esigenza di avere grandi spazi e abbassare i costi per il magazzino.

Avere un sito di e-commerce da’ grandi vantaggi perché l’azienda non è costretta ad avere una distribuzione del prodotto nei punti vendita o ad avere una rete di vendita, con i relativi costi associati.

Non avere un sito di e-commerce o averlo solo in lingua italiana, però, limita le possibilità di vendita e oggi ancor di più, come conseguenza della contrazione dei consumi interni. Vuol dire che l’azienda rinuncia alla possibilità di incrementare e coprire i mancati ricavi da spesa interna, allargando la vendita dei propri prodotti anche ai mercati esteri. Entrare in un mercato nuovo sicuramente impone una strategia e degli investimenti che però possono essere calibrati in base alle aspettative di ricavi e alla domanda.

Il primo settore in cui investire è il marketing. Bisogna studiare bene in quali paesi ci sia un’opportunità di mercato e che politica commerciale adottare, in base alla concorrenza. In secondo luogo bisogna prevedere un budget per promuovere il proprio brand e i propri prodotti. La credibilità del marchio è uno dei principali fattori di successo. Dovendo approcciare un mercato nuovo, le medie imprese italiane sembrerebbero penalizzate e invece hanno un grande vantaggio : il “marchio di garanzia” del prodotto è l’associazione del proprio, al “brand Made in Italy”. Ovviamente la qualità del prodotto deve rispondere alle aspettative del cliente. Come dicevamo, questo vantaggio potrebbe dare la possibilità anche alle medie imprese di entrare in mercati interessanti per il proprio business senza dover investire ingenti somme. In alcuni Paesi la strategia delle medie imprese è stata quella di unirsi in consorzi o associazioni. Ciò ha permesso loro di avere la forza di entrare in mercato esteri importanti. Per esempio la Francia ha investito in marketing, comunicazione e formazione per supportare l’esportazione dei propri vini. Ha puntato sul “ marchio” Bordeaux che identifica uno specifico prodotto ma nello stesso tempo ha dato e da’ visibilità a tutti i produttori durante convegni, fiere e veri e propri corsi per istruire i possibili acquirenti sul valore aggiunto del loro prodotto. Purtroppo in Italia siamo carenti anche in questo e se esistono consorzi a protezione del prodotto, viene fatto poco a livello di marketing e comunicazione.

Le prospettive di crescita per il 2013 vedono al primo posto il settore dell’Arredamento per la casa ma a seguire Moda, Salute e Bellezza, Alimentare ed Editoria. Poi Turismo, Elettronica e Tempo Libero che si attestano su livelli di crescita più bassi in quanto hanno raggiunto livelli di fatturato da commercio elettronico già elevati negli anni passati. Nel 2012 il fatturato totale da e-commerce in Italia è stato circa di 20 miliardi di Euro.
I mercati su cui puntare, nel 2013/2014, sono proprio quelli in cui la qualità artigianale italiana e la ricchezza del territorio hanno da sempre attirato la clientela straniera: alimentare, moda e turismo.
E’ il momento di crederci!