Google Bank?

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Google Bank?

17/09/2013

Due articoli hanno recentemente catturato la mia attenzione.

Il primo titolava Il settore bancario sta davvero per affrontare una distruzione creativa simile a quella avvenuta nel settore della musica e dei film?

I segni della potenziale messa in discussione dell’industria bancaria come siamo abituati a conoscerla  sono evidenti quotidianamente. Dall’emergenza di monete virtuali- come Bitcoin- che minaccia fenomeni di disintermediazione persino per il dollaro, start up che rubano clienti alle banche con sistemi di POS e pagamento su cellulari, carte prepagate multifunzionali che offrono la possibilità di accedere a servizi finanziari alle fasce di cosiddetti unbanked (persone senza conti correnti bancari) che non sono solo in Africa e nei paesi emergenti, ma anche – e in misura crescente- nelle economie più avanzate.
Quello che queste storie evidenziano  è la progressiva convergenza del denaro digitalizzato , dell’Internet mobile e della realizzazione da parte di milioni di consumatori che non hanno bisogno delle banche tradizionali per  gestire i loro soldi . Secondo l’articolista queste tendenze stanno scatenando , nel settore delle banche e dei pagamenti, la stessa distruzione creativa che ha cambiato il settore del cinema e della musica prima di loro .
E’ ancora presto per poter dire chi sarà in grado di dominare il mondo del denaro digitalizzato , ma una cosa è chiara: quando un prodotto passa al digitale, si trasforma da merce rara in merce  onnipresente e più facilmente disponibile.

Con la carta moneta, assegni e carte di credito le banche avevano il monopolio. Ora sta  cambiando.
Gli operatori tradizionali sono vulnerabili ed alcuni stanno cominciando a tentare di contrastare il fenomeno (un esempio Amex  con iniziative di integrazione coi Social Network, carte emesse in collaborazione con i retailer  come Wal-Mart). Banca digitale e pagamenti mobili (incluse soluzioni light per i commercianti) sono oggi espressione di moltissime start up molto aggressive come Square, Dwolla – nuova rivale di PayPal, Simple, la banca senza sportelli che accetta depositi tramite la fotocamera dello smartphone, ed avverte i clienti se sono a rischio di fare una spesa che non possono permettersi, ma anche SmartyPig o Chirpify.  In generale, però, le banche tradizionali tendono ancora ad ignorare questi fenomeni rischiando di diventare la prossima Sony…

Il secondo titolo che mi ha colpito era invece Perché Google, Apple ed FB non vogliono diventare banche.

Un punto di vista complementare, che parte dall’altro lato della medaglia. L’analisi parte da un fatto noto, ovvero che le banche spendono in IT più di ogni altro settore industriale, ma si tratta di un costo  legato soprattutto all’adeguamento normativo, alla sicurezza, alla compliance… costi che quindi prevalentemente non contribuiscono al reddito.
Ed il problema chiave resta certamente la produttività. Le banche stanno diventando sempre meno efficienti a causa della sempre maggiore regolamentazione , di processi obsoleti , della polarizzazione della distribuzione e della struttura storica dell’organizzazione. Se compariamo il livello di redditività delle principali grandi banche americane con i principali operatori high tech le evidenze sono chiare: Bank of America , JP Morgan Chase , Wells Fargo e Citi impiegano complessivamente circa 1,051 milioni di addetti con 51 miliardi dollari  di redditività , pari a circa  48.517 dollari per dipendente . Google , Apple, Microsoft ed Oracle hanno complessivamente 341.777 dipendenti, 85.2 miliardi di dollari di redditività pari a  249.285 dollari per dipendente.
Più di cinque volte il margine delle banche!
Potrebbero essere Google, Facebook o Apple banche migliori o potrebbero aiutare le banche ad essere migliori? Rispetto alla possibilità che Google , Facebook od Apple diventino banche è altamente improbabile, per lo meno seguendo le regole di capitale, il rispetto delle regole e gli  overhead associati con l’attività bancaria.
L’esito più probabile è che invece possano diventare parte della soluzione per abbassare i costi di distribuzione per le banche. Il messaggio chiave è chiaro.

La banca tradizionale, con l’attuale struttura di distribuzione, le infrastrutture legacy , budget , processi e organigrammi obsoleti, è ancorata ad  un modello operativo non sostenibile.
E mentre le normative hanno aumentato in modo significativo i costi operativi, molte banche hanno risposto aggiungendo complessità ed inefficienza al vecchio sistema, invece di ricostruire la banca dalle basi e dai suoi processi.
Per migliorare la qualità della banca non si tratta di spendere più soldi, o di diventare una società IT, ma  si tratta di ridurre i costi operativi di base attraverso il consolidamento delle piattaforme legacy, abbassando i costi di distribuzione e la ricerca di entrate attraverso nuovi canali.
La banca deve essere in grado di affrontare il crescente attrito – e perdita di clienti – nel’area del front end.