Giovani e media: un rapporto in evoluzione …

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Giovani e media: un rapporto in evoluzione …

21/05/2014

 

Il rapporto tra giovani e media è oggetto di costante studio e di monitoraggio dell’evoluzione delle sollecitazioni mediatiche alle nuove generazioni, la comprensione dei nuovi stili comportamentali che caratterizzeranno la società del futuro cercano di essere approfonditi al fine di poter adottare un sistema di tutele idoneo e soprattutto fornire gli elementi rilevanti che consentano una modalità di fruizione consapevole.

Inutile ribadire, se poi è condivisibile, che viviamo un’epoca di grande confusione di valori e riferimenti sociali, culturali, religiosi politici, nonché di contaminazione di generi, non solo televisivi, quella che è stata nominata la società postmoderna, fondata su individualismi e nella quale, più di sempre, è necessario il richiamo ai valori fondanti della persona e alla responsabilizzazione degli attori della comunicazione, che siano operatori, istituzioni o utenti. Con il passaggio dalla televisione analogica al digitale terrestre, lo scenario si è complicato ulteriormente, in quanto oggi è possibile usufruire di una maggiore programmazione, gratuita e a pagamento, dedicata ad ogni singola categoria di utenti/telespettatori grazie ad una piattaforma che assicura un maggior numero di canali e, dunque, una maggiore offerta di contenuti audiovisivi.

E’ stato rilevato, di recente, nel corso di una ricerca commissionata dal Moige, “La dieta mediatica dei nostri figli”, presentata il 3 dicembre 2013, che una rappresentanza molto significativa dei nostri ragazzi pari all’ 86% riconosce di provare delle emozioni quando guarda un film o un programma, e afferma di sentirsi coinvolto da ciò che vede, rafforzando il senso di responsabilità dei molti soggetti pubblici e privati che partecipano alla realizzazione degli obiettivi di tutela.

L’attività di ricerca e di studio, rivolto sia all’individuazione dei tratti caratteristici dell’offerta televisiva e non solo per i minori sia all’analisi dei comportamenti di bambini e adolescenti con la tv e i nuovi media per enucleare le potenzialità e gli aspetti problematici di siffatta relazione, che, in considerazione della veloce evoluzione che caratterizza lo sfruttamento dei media, costituisce solo un tassello del contesto mediatico in cui tutti viviamo “sempre connessi”.

Occorre valutare l’idoneità degli attuali sistemi di tutela dei minori basati sull’uso delle fasce orarie e della segnaletica iconografica, nonché per le trasmissioni criptate sui sistemi di parental control alla luce delle recenti innovazioni nella fruizione dei contenuti indotte dalla digitalizzazione e convergenza del sistema dei media.

Le tecnologie evolute consentono di fruire dei contenuti su tutti i dispositivi e accedere a servizi sempre più attraenti: vedere film con la massima fluidità, ascoltare musica in streaming, giocare sul web, caricare e scaricare files pesanti come foto e filmati. Occorre valutare i rischi e le opportunità che la rete e le sue risorse infinite consentono in un flusso di informazioni continuo.

La «Libertà» di manifestare del pensiero, di espressione, di impresa, di informare ed essere informati, di intrattenere, di divertirsi, di giocare, ecc. deve essere coniugata con la «responsabilità» a tutti i livelli di interazione, bambini, adolescenti, giovani, adulti, genitori, insegnanti, rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, nei diversi contesti relazionali.

I diritti spesso sono tra loro contrapposti: il diritto di cronaca va bilanciato con la tutela del minore, soprattutto se il minore è il soggetto protagonista del fatto raccontato.

La libertà va relazionata sempre a qualcuno! La comunicazione non può essere solo un’aggressione, a volte anche violenta, finalizzata al consumo e alla manipolazione della persona e della dignità della persona.

Non c’è una soluzione precostituita e preconfezionata, i modelli comportamentali sono messi in discussione, gli esempi, quali la famiglia, la scuola, le istituzioni, hanno perso di autorità e devono lavorare quotidianamente sull’autorevolezza.

Non c’è più un percorso codificato, né un cammino “battuto”, oggi si “naviga” a vista, senza coordinate, molto più avvincente ed emozionante, ma anche molto più pericoloso.

L’analisi del contesto, coniugata con l’esperienza, permette una riflessione ragionata e una valutazione ponderata: solo la “prossimità” intesa in senso ampio, il camminare affianco, il monitorare il vissuto, ci può consentire di proteggere l’umano!

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