Draghi fa sul serio con le banche.

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Draghi fa sul serio con le banche.

28/01/2014

La scorsa  settimana Il presidente della BCE Mario Draghi ha affermato perentoriamente che le banche deboli devono uscire dal mercato. Affermazione molto seria in vista della valutazione della rischiosità degli assets e degli stress test che avranno luogo , condotti dalla BCE,  nel corso di quest’anno.

A questo punto sono partite le previsioni o addirittura gli annunci di aumenti di capitale di varie banche italiane. Per alcune si sapeva ufficialmente, per altre si immaginava, ma credo che alla  corsa si aggiungeranno via via  nuovi concorrenti.

Per chi pensa all’economia reale e per chi soffre del  credit crunch che sta soffocando una parte considerevole delle imprese è una  buona notizia. Peccato che arrivi solo ora e che ci siano volute le affermazioni di Draghi (cioè di uno che mantiene quello che dice) per dare una mossa alle nostre banche.

E’ chiaro che ci stiamo avvitando in una spirale perversa: le banche non hanno capitale sufficiente per fornire credito alle imprese , queste sono in difficoltà e non pagano interessi e non restituiscono quote di  capitale , le sofferenze delle banche  crescono, erodono capitale e si ricomincia!

I soldi oggi ci sono, purchè non si cominci a fare delle distinzioni fra soldi buoni e soldi “meno buoni” (quelli stranieri, quelli che non si adattano a stare sempre zitti, ecc.). Gli aumenti di capitale vanno fatti perché il  rafforzamento delle banche è essenziale per sostenere la ripresa dell’economia..

Ma perché non è avvenuto prima?

Perché , come capita spesso in Italia, occorre una spinta o addirittura un’imposizione esterna per fare cose utili a tutti? Infatti  il rafforzamento delle banche è  positivo non solo per le imprese e l’economia in genere ma per le  banche stesse che possono aumentare i loro ricavi.

Negli anni scorsi, già con la crisi in atto, qualche manager  capace e indipendente ha tentato di cambiare questa situazione ma è stato inesorabilmente estromesso, naturalmente con altre motivazioni.

E arriviamo così alle Fondazioni: sono enti “privati” ma di fatto emanazione dei poteri locali e quindi della politica. Non si rassegnano a staccarsi dalla loro Banca e pur con quote spesso risibili vogliono continuare a comandare in esclusiva. Non avendo risorse si oppongono  agli aumenti di capitale che le diluirebbero,e a fare delle banche delle public companies in cui, ovviamente, non avrebbero più il potere incongruo che oggi esercitano.

Il caso ultimo del Monte dei Paschi ha fatto venire platealmente alla luce il contrasto tra Fondazione e Banca. L’aumento di capitale proposto dal management è stato posposto con danno alla banca di qualche centinaio di milioni di Euro per dar tempo alla Fondazione di sistemare in qualche modo la sua posizione.

Vedremo ora cosa succederà nel sistema: speriamo che questa sia un’occasione per renderlo più sano, efficiente e concorrenziale nell’interesse dell’intera economia.