A proposito di innovazione in banca.
01/07/2013
L’amico Gianni Di Quattro mi ha chiesto di scrivere qualche pensiero sull’Innovazione in banca. Io lavoro proprio come consulente di innovazione in banca, quindi, più facile di così …
Per il mio lavoro girovago per la rete (virtuale e fisica) tutti giorni per scoprire cosa stanno facendo le banche – e non solo – per innovarsi, indago sulle nuove tecnologie, sbircio nei centri di ricerca universitari e nel mondo delle start up… il tutto per aiutare i miei clienti a trovare aree e progetti di innovazione che rispondano ai loro obiettivi e strategie. Detto così sembra un percorso semplice e lineare ed il mio contributo a questa discussione potevano fermarsi al racconto di quello che emerge dal mio lavoro quotidiano. Ma sono cose che potete leggere ogni giorno su blog, giornali, articoli, che potete sentire in qualsiasi evento di buon livello dove si racconta delle banche che investono nella mobilità, nel social, nei canali digitali, in nuove agenzie altamente tecnologiche… Tutto vero ma, temo, parziale ed insufficiente a capire la realtà.
Così ho pensato più utile condividere con voi dei pensieri più intimi e soggettivi, che come tali vorrei fossero smentiti e discussi e che spero possano suscitare qualche pensiero.
Se vogliamo parlare di innovazione nelle banche dobbiamo partire col capire dove sono e dove andranno, o dovrebbero andare. Dove sono è abbastanza chiaro a tutti, così come è chiaro che stanno vivendo una fase estremamente difficile e delicata.
Se le guardiamo dal punto di vista prettamente industriale si trovano ad affacciarsi ad una competizione cui sono impreparate:
• da un lato dall’economia digitale (ben rappresentata dalle grandi Global Internet Companies come Google, Apple, Amazon, Facebook), che dal canto loro si stanno sempre più affacciando verso le opportunità dell’economia fisica (ma sempre con i vantaggi legislativi, di mercato, di redditività di aziende non appesantite dalla rete fisica). Ed i GIC non solo cominciano a sfidare banche ed aziende finanziarie, ma spingono altri settori come i Telco a cercare nuove aree di reddito (es. i pagamenti)
• dall’altro da molte aziende dell’economia fisica che, attraverso servizi finanziari, attuano strategie di fidelizzazione e maggiore controllo sui propri clienti. Parlo qui soprattutto dei Retailer che in molti mercati hanno già da tempo cominciato a fare le proprie banche ed i propri servizi di pagamento.
E già solo considerando questo aspetto è evidente che la situazione è difficile. Le banche stanno cercando di capire se e come alleggerire una rete di filiali (che nel nostro Paese, ma anche in Francia e Spagna, hanno una densità altissima rispetto alla popolazione e quasi doppia rispetto ad altri paesi come UK e Paesi Nordici) che non riesce più ad essere adeguatamente produttiva, senza però perdere il rapporto col territorio e la clientela (rapporto spesso già indebolito e compromesso da molti altri fattori).
Ma rispetto al contesto di cui abbiamo parlato c’è anche un problema di fondo di tipo culturale. Se parliamo di economia digitale è evidente che si poggia su paradigmi diversi ancora ben poco compresi e forse nemmeno adeguatamente considerati. Se parliamo di competizione nel mondo fisico appare subito evidente che la cultura di un retailer nell’organizzare lo spazio, proporre la merce, ed usare la comunicazione marketing per indurre comportamenti nei clienti è incomparabilmente più avanzata di quella tradizionale nelle banche.
Se poi allarghiamo ancora il punto di vista possiamo vedere un altra possibile minaccia, ancora più destabilizzante, che sta nell’essenza stessa dell’essere Banca, nel ruolo giocato all’interno dell’economia. Mi pare sia condivisibile che il modello di economia capitalistica su cui si è retto il nostro sviluppo e la nostra storia sia stato pesantemente messo in crisi e non si intravvedono, o almeno io personalmente non ne ho chiarezza, scenari credibili di evoluzione. Quello che forse è più chiaro sono i principi su cui dovrebbero essere costruiti: crescita sostenibile, benessere delle persone, rispetto delle risorse del pianeta. Cosa può essere la Banca in un contesto così diverso? Non lo so, ma mi pare che nemmeno le banche lo sappiano… o se lo chiedono.
In conclusione, a partire da questi pensieri soggettivi, risponderei all’amico Di Quattro che le banche (in genere) oggi non stanno facendo vera innovazione perché non sanno bene cosa vogliono e devono diventare. L’innovazione in atto è spesso un’operazione di facciata e di marketing, spinta dall’innovazione tecnologica, ma che in realtà non modifica davvero la banca che abbiamo sempre conosciuto.
